La bambina dei libri
1.
London, Foyles Library, 1922
- Ciao piccola, cosa fai qui tutta sola, ti sei persa?
- No, sto cercando un libro. Lei che è così alto signore mi potrebbe prendere quello lassù?
- Certo, ai tuoi ordini! Ecco.
- Grazie, cercavo proprio questo.
- Questo è un libro da grandi.
- Io sono grande, ho quasi sei anni!
- Ah beh allora...
- A te piace leggere? A me tantissimo... del resto "È peccato desiderarne troppa, di una cosa ch'è buona?"*.
- Anche questa frase l'hai trovata in un libro?
- Sì, la dice Rosalind, io sono Rosalind!
- Tu sei Rosalind?
- Sì, è il mio nome!
- È un bellissimo nome...
- Ora però devo andare perché la mamma non vuole che parli con gli sconosciuti. Ma non so dov'è. Mi aiuti a trovarla?
- Certamente... com'è la tua mamma?
- È bellissima!
- Ok... ma potresti descrivermela?
- Ha i capelli biondi come l'oro, gli occhi verdi come due pietre preziose che brillano al sole e poi...
- Rosalind... Rosalind... dove sei finita?
- Credo che ti stia chiamando.
- Sì... arrivo mamma! Ciao.
- Ciao Rosalind.
* W. Shakespeare, COME VI PIACE, atto IV, scena I.
2.
Londra, 1922
Non riusciva a smettere di pensare a quella bambina incontrata in libreria... Rosalind gli risuonava nelle orecchie con la voce della madre che la chiamava.
Rosalind... Rosalind... ripetere il suo nome nella mente gli procurava una strana sensazione, gli sembrava familiare, come se quella bambina fosse uscita fuori da una vita precedente che si era bruscamente interrotta. E non era per il fatto di aver interpretato "Come vi piace" di Shakespeare, da cui il nome era stato evidentemente ripreso, no, non c'entrava con il teatro... era... qualcos'altro.
Nei giorni seguenti tornò spesso da Foyles. Passava davanti al negozio cercando di dare un'occhiata all'interno, altre volte entrava e si perdeva tra gli scaffali carichi di libri... ma della piccola nessuna traccia.
Poi un giorno, quando ormai aveva perso le speranze, ebbe l'impressione di riconoscere la sua vocina curiosa provenire da dietro uno scaffale. Non era sicuro che fosse proprio Rosalind perché parlava sottovoce con qualcuno, una donna che le rispondeva cercando di non disturbare gli altri clienti. D'un tratto però scoppiarono entrambe a ridere e lui sentì di nuovo quella sensazione di familiarità che lo spinse a seguire quelle allegre risate.
Quando lo vide, Rosalind lo riconobbe subito. Era seduta su un grande tappeto, intorno a lei alcuni libri illustrati aperti e lì vicino, anche lei per terra, una giovane donna bionda, di spalle.
- Ciao... mamma guarda chi c'è! - esclamò la piccola schizzando in piedi.
La donna si voltò e rimase impietrita per qualche istante, poi si alzò sistemando il vestito per distogliere lo sguardo dall'uomo che aveva davanti.
- Ti avevo parlato di lui, ti ricordi mamma? Mi aveva aiutato a prendere un libro che stava in alto... però non sapevo il suo nome.
- Terence... si chiama Terence.
- Come fai a saperlo mamma?
- Beh... tua madre ed io ci siamo conosciuti tanti anni fa... a scuola. Come stai Candy?
- Bene... non mi aspettavo di incontrarti a Londra, sei qui per lavoro immagino.
- Sì... replichiamo Amleto.
- Ma... Amleto non è quello di "essere o non essere"? Tu allora sei un attore.
- Esatto Rosalind.
- Oh quanto mi piacerebbe recitare! Mamma non mi porta mai a teatro. Ma ora che ho conosciuto un attore vero... mamma possiamo invitarlo? Dimmi di sì ti prego.
- Invitarlo?
- Vuoi venire a casa mia?
- Beh veramente... non credo che...
- Rosalind non mettere in imbarazzo il signore, avrà sicuramente molto da fare.
- Dovrà pur mangiare ogni tanto, può venire da noi, abbiamo una cuoca che fa delle vere prelibatezze sai Terence.
Candy gli lanciò uno sguardo come per scusarsi dell'intraprendenza della bambina. Ma lui, quasi senza rendersene conto, accettò l'invito.
3.
- Non posso crederci, Terry, sei proprio tu?
- Sono io, Albert... che piacere rivederti.
- È tutto il pomeriggio che penso a chi sarebbe stato l'ospite di stasera, ma Rosalind ha detto che doveva essere una sorpresa e in effetti è una sorpresa incredibile!
I due uomini si abbracciarono con sincero affetto, stupiti di ritrovare dopo tanto tempo l'amicizia che avevano condiviso molti anni prima.
- Entra, accòmodati, le ragazze sono un po' in ritardo.
Terence, guardandosi intorno, entrò nel grande salone subito dopo Albert che gli faceva strada. La casa era molto bella, elegante, curata nei minimi dettagli, dai fiori ai quadri. Anche lui come l'amico, aveva pensato molto a quella sera, dubitando di aver fatto la scelta giusta accettando l'invito. Ora, trovandosi davanti Albert, si sentì completamente perso: era dunque lui il padre della piccola Rosalind? Non poteva crederci. La notizia che il giovane che lavorava allo zoo di Londra fosse in realtà il patriarca di una ricca famiglia di Chicago, lo aveva molto stupito ma non quanto trovarlo lì in quella casa.
Fu quasi sul punto di inventare una scusa ed andarsene, per fortuna Rosalind giunse in suo aiuto.
- Terence... - entrò gridando la bambina, seguita dalla madre - Ben arrivato, avevo paura che avessi cambiato idea.
- Non potevo rifiutare un invito da una signorina tanto graziosa.
- Ha voluto indossare il suo abito più bello - intervenne Candy.
- Ti piace? - chiese la bambina con una piroetta.
- Incantevole!
- Vieni a vedere la tavola, i fiori li ho sistemati io sai.
Si sedettero a tavola dove al centro faceva bella mostra di sé una delicata composizione di rose bianche e ranuncoli.
La cena si svolse senza intoppi e le molte domande che Rosalind rivolgeva a Terence occuparono gran parte della serata.
Albert raccontò di essere a Londra per affari e che Candy lo aveva accompagnato. Non aggiunse altro.
- A me piace tantissimo Londra, anche alla mamma, però vorrei visitare anche Edimburgo e la Scozia. Mamma dice che la Scozia è ancora più bella. Tu ci sei mai stato Terence?
- Sì ci sono stato e la mamma ha perfettamente ragione, la Scozia è bellissima!
- È vero che ci sono molti castelli?
- Sì, anche la mia famiglia ne possiede uno.
- Wow... io so tutto sui castelli! Hanno tantissime stanze da perdersi, una grande cucina, un salone per le feste, la biblioteca privata e anche una sala della musica con tutti gli strumenti. Anche il tuo è così?
- Più o meno.
- Ma tu sai suonare?
- Beh me la cavo abbastanza bene con il pianoforte.
- Allora devi vedere il mio, anch'io lo so suonare! Posso mamma?
Candy acconsentì e Rosalind condusse Terence nella stanza accanto dove si trovava lo strumento. Si mise seduta ed iniziò a suonare mentre lui cercava di accomagnarla.
Candy li aveva seguiti ma si era fermata sulla porta. Osservandoli insieme al pianoforte molti ricordi riaffiorarono alla sua mente... la Scozia, le lezioni di musica, quel pomeriggio davanti al camino, sembrava tutto possibile... sembrava amore. Poi i pensieri corsero a quella notte e alla neve di New York. Si sentì gelare il sangue nelle vene... non aveva mai potuto dimenticare quella notte.
Dopo averlo salutato, iniziai a scendere le scale, volevo andarmene al più presto, ma lui mi seguì e mi fermò afferrandomi per la vita. Capii che stava piangendo e tra le lacrime mi disse "Resta con me". Dopodiché sciolse l'abbraccio e mi prese per mano. Uscimmo insieme dall'ospedale e salimmo sulla sua auto. Senza dire una parola arrivammo all'appartamento dove eravamo stati il pomeriggio del giorno prima. Terry fermò l'auto e si voltò verso di me, io aprii lo sportello ed uscii senza aspettare che lo facesse lui. Nevicava forte e di corsa ci rifugiammo in casa.
Non accese neanche la luce. Il chiarore della luna che si rifletteva sulla neve fu sufficiente a vedere i suoi occhi brillare.
"Ti amo" sussurrò ed io mi gettai tra le sue braccia. A quel punto nessuno dei due ebbe più la forza di dire no al destino.
Sono passati più di cinque anni, ma non ho mai dimenticato quella notte. Come avrei potuto! Rosalind me la ricorda ogni istante.
4.
"Sei ancora più bella di come ti ricordavo... però è come se tu avessi paura di me, di starmi vicino, anche solo di guardarmi... ho avuto l'impressione che tu fossi a disagio. Chissà se in tutti questi anni mi hai pensato qualche volta, oppure hai voluto dimenticare tutto, troppo dolore da portarsi dentro, lo capisco. E poi c'è Rosalind...".
Su quel nome Terence fermò i suoi pensieri, non avendo il coraggio di andare avanti. In quei giorni, dopo la cena a casa Ardlay, molte domande avevano riempito la sua mente, domande a cui aveva provato a dare una risposta. Una in particolare lo tormentava.
Anche quel pomeriggio in camerino, dopo aver concluso la prova generale di Amleto, non faceva che ripetersi come fosse possibile che Candy avesse una figlia di cinque anni!
"Non è possibile..." ripeteva tra sé.
Si era appena infilato la giacca e stava per uscire, quando bussarono alla porta. Un assistente lo informò che una persona desiderava poterlo salutare.
- Chi è?
- Ha detto di essere un suo amico e di chiamarsi Ardlay...
- Albert?
- Sì, William Albert Ardlay.
- Fallo entrare - rispose con una strana sensazione addosso.
L'assistente uscì e ricomparve poco dopo insieme all'uomo.
- Albert, ciao.
- Ciao Terence, ti disturbo forse, stavi uscendo?
- No figurati, ho appena finito le prove, sono libero.
- Facciamo due passi allora?
- Volentieri.
I due uomini si incamminarono lungo Regent Street, restando in silenzio per un po', fino a quando Albert non decise di parlare.
- Scusami se sono venuto a cercarti in teatro, ma ero passato al tuo albergo e non c'eri, così...
- Deve essere qualcosa di importante...
- Beh direi di sì...
- Ti ascolto.
- Si tratta di Candy.
Terence abbassò lo sguardo. Si sentiva colpevole verso di lei e questa sensazione aumentava davanti ad Albert.
- Posso solo immaginare quanto abbia sofferto...
- Molto... come te credo. Ho saputo di Susanna, mi dispiace. Non volevo parlarne davanti a lei... e alla bambina.
- È difficile parlarne, quello che provo non è facile da spiegare.
Albert gli mise una mano sulla spalla per dimostrargli la sua vicinanza, non pretendeva certo spiegazioni.
- La vita ci mette alla prova duramente, ma sa anche farsi perdonare. Sei diventato un grande attore, con le tue sole forze, devi essere orgoglioso di questo.
- Lo sono, ma non è sufficiente. Hai detto che volevi parlarmi di Candy però.
- Sì... ma non so da dove cominciare.
- Allora comincio io e conoscendomi sai che non mi piace girare intorno alle cose.
Passeggiando erano arrivati a Regent's Park e si erano fermati in un'area poco frequentata, tra lo zoo e i Queen Mary's Garden.
I due si guardarono negli occhi. Erano stati sempre sinceri e diretti l'uno con l'altro e questa volta non fece eccezione.
- Dov'è il padre di Rosalind?
- Non lo so - rispose subito Albert, come se si aspettasse quella domanda.
- Com'è possibile?
- Candy non hai mai rivelato a nessuno chi sia il padre della bambina. Non ne vuole parlare. Io le sono rimasto accanto e ho fatto di tutto perché non subisse le conseguenze di questa situazione.
- Per questo avete lasciato l'America?
- Sì... man mano che la bambina è cresciuta, è sempre diventato più difficile dare spiegazioni.
- Albert... perché vieni a dirlo a me? - domandò Terence conoscendo probabilmente la risposta.
- Io non so chi sia il padre, ma in questi anni mi sono fatto una mia idea che si è rafforzata molto in questi giorni.
- Non è possibile... questo è troppo... - mormorò l'amico con la voce rotta.
5.
Londra, 1922
L'Amleto di Terence Graham aveva riscosso come sempre un grandissimo successo, ormai si era perso il conto delle repliche messe in scena.
Anche quella sera il pubblico presente all'Old Vic Theatre aveva assistito a qualcosa di straordinario, lasciandosi trasportare dal principe di Danimarca nei meandri più oscuri dell'animo umano.
Tra gli spettatori ce n'era uno in particolare che non si era perso una battuta. Si trattava di una bambina che per la prima volta assisteva ad uno spettacolo teatrale. Aveva tanto insistito per andare a vedere l'Amleto del suo nuovo amico che la madre non aveva potuto rifiutare.
Del resto anche Albert si era intromesso nella questione, spingendo Candy ad accontentare la piccola Rosalind.
La bambina però non era ancora soddisfatta e con la sua solita determinazione aveva preteso di visitare il dietro le quinte del teatro e di poter salutare il protagonista.
Non si poteva non accontentarla!
Con grande emozione Terence aveva accolto la piccola nel suo mondo, aprendole le porte del suo camerino, mostrandole dettagliatamente i trucchi e gli abiti di scena. Rosalind, curiosa ed entusiasta, gli aveva fatto mille domande ed al momento di salutarsi non ne voleva sapere di lasciarlo andare alla festa che si teneva sempre dopo una prima.
- Mamma perché non andiamo anche noi?
- Non possiamo Risalind, è molto tardi e tu devi andare a dormire.
- Oh zio Albert ti prego... diglielo anche tu, non è poi così tardi!
- Mi dispiace ma la mamma ha ragione.
- Quanto vorrei essere già grande!! - esclamò la piccola molto arrabbiata.
Terence sorrise del suo spirito indomito e ribelle, Rosalind se ne accorse.
- Tu mi capisci, vero?
- Un po sì...
- Allora verrai tu da noi... domani e mi insegnerai quella melodia al piano, quella che suonavi la volta scorsa.
- Rosalind non insistere... Terence sarà molto stanco dopo stasera - intervenne Candy.
- Non c'è problema - ribatté lui lanciandole uno sguardo severo.
Il pomeriggio del giorno dopo, come promesso, Terence si recò a Villa Ardlay. Rosalind lo stava aspettando con ansia. Si misero subito al piano, mentre Candy li ascoltava, seduta su una poltrona, distante.
La piccola però appariva distratta e un poco malinconica, come se un pensiero la turbasse.
- Non mi va più di suonare - esclamò d'un tratto, togliendo le piccole mani dai tasti.
- Che succede? - le domandò Terence dolcemente.
La bambina rimase in silenzio, concentrata nel cercare le parole giuste per esprimere ciò che sentiva.
- Tu non abiti a Londra vero?
- No, abito a New York.
- Allora quando avrai finito gli spettacoli... tornerai in America?
- Sì...
- Non ci vedremo più?
- Potrai venire a trovarmi quando vuoi...
- Non potresti restare tu qui con noi?
Terence non seppe rispondere.
- Io ho capito una cosa - bisbigliò la bambina avvicinandosi al suo orecchio per non farsi sentire dalla madre - Secondo me tu piaci alla mia mamma.
- Come?
- È chiaro, si capisce da come ti guarda...e se anche a te lei piace un po'... potresti diventare il mio papà.
- Che cosa state confabulando voi due? - domandò Candy in tono scherzoso, avvicinandosi.
- Io vorrei che fossi tu il mio papà! - esclamò decisa Rosalind prima di scappare via di corsa.
Candy e Terence rimasero da soli nel salone, immobili. Entrambi avevano udito le parole della bambina e non potevano più far finta di niente.
6.
- Adesso devi dirmi la verità.
- Rosalind è tua figlia.
Terence si alzò dal pianoforte e andò a sedersi accanto a lei. Voleva guardarla negli occhi per cercare di capire come avesse potuto negargli la gioia di essere padre.
- Perché... perché?
Candy non sapeva da dove cominciare, consapevole del grande dolore che poteva provare Terence in quel momento.
Ricordava però anche il suo dolore, atroce, come una spada conficcata nel cuore, al suo ritorno da New York. Quando si erano separati, quando come una ladra se n'era andata, dopo aver trascorso la notte con lui. La notte più bella di tutta la sua vita, in cui il tempo sembrava essersi fermato per non disturbare con le sue sciocchezze quell'amore superiore, divino.
- È difficile poter spiegare come mi sentissi in quei giorni, dopo aver toccato il cielo con un dito, dopo aver capito cosa significhi amare e poi... sprofondare in un abisso di dolore.
- Io ero nella tua stessa situazione.
- Lo so...
- Avresti dovuto dirmelo, avevo il diritto di saperlo!
- Ci ho pensato, più di una volta sono stata sul punto di farlo... ma le notizie che mi arrivavano su di te... mi facevano sempre cambiare idea. I primi mesi, quando tu eri scomparso... cone potevo? E poi dopo, quando sei tornato a recitare e con fatica sei risalito da quel baratro... ho letto che Susanna ti aveva sempre aspettato, supportato, che era stato per lei che eri tornato a Broadway, a recitare. Eri tornato per lei.
- Non è vero!
- Come potevo saperlo? Sono uscite persino le notizie di un vostro fidanzamento... che cosa avrei dovuto fare? Se ti avessi detto di Rosalind tu cosa avresti fatto? L'avresti lasciata? Avrei dovuto mettere in mezzo nostra figlia per farti tornare da me? E non dirmi che saresti tornato lo stesso perché non è vero! Perché non lo hai fatto!
- Quindi hai deciso di non dirmi niente per punirmi! È questo che hai fatto?
- No! Speravo che tu mi cercassi perché mi amavi, non perché avevamo una figlia.
- E a Rosalind non ci hai pensato?
- Certo... ogni istante mi sono chiesta se fosse giusto.
- E qual è stata la tua risposta?
- Ho solo cercato di fare del mio meglio per farla sentire amata.
- E adesso io cosa dovrei fare? Cosa le dirò? Dov'è stato suo padre finora? Perché non c'era? E tu cosa le hai detto? Che suo padre aveva scelto un'altra donna?!!! Le hai detto questo?
Terence non si era potuto trattenere dell'alzare la voce per dare sfogo alla rabbia e al dolore che gli chiudevano il petto.
- Ti prego... io ho creduto che tu fossi felice con lei e non è stato facile accettarlo. La tua carriera teatrale era ripresa alla grande, i giornali erano pieni di critiche positive ed io ero felice per questo... ma se non avessi avuto Rosalind non ce l'avrei fatta ad andare avanti. In lei ogni giorno vedevo te...
- Sai che cosa ho fatto io in tutti questi anni? Non c'è stato un momento in cui non abbia pensato a te, a noi, a quella notte... il teatro è stato la mia ancora per non naufragare e tutto quello che ho fatto, l'ho fatto per renderti orgogliosa di me. Susanna non c'entrava niente ed io non voglio che continui a tenerci lontani, anche adesso che non c'è più.
Nonostante la disperazione e la rabbia per aver perso i primi anni di vita di sua figlia, Terence non riusciva ad odiarla, anzi, avere Candy così vicina gli faceva capire quanto fosse stata dolorosa ed ingiusta la loro separazione.
- Non avrei mai dovuto lasciarti andare via - mormorò abbracciandola.
7.
- Mamma...
- Scusami, Rosalind mi chiama.
Terence allentò l'abbraccio, ma senza lasciarla del tutto, in modo che Candy potesse scegliere se alzarsi o restare ancora un istante. Lei non se ne andò subito, rimase vicino a lui il tempo necessario per invitarlo a cena.
- Potremo continuare a parlarne... dopo... se non hai altri impegni.
- D'accordo.
- Mamma...
- Arrivo Rosalind.
Terence rimasto da solo nel salone riprese a suonare il pianoforte, riempiendo la casa di una dolce melodia che sembrava uscirgli dal cuore e non dalle mani.
- Mi chiedevo chi fosse a suonare così bene! - esclamò Albert appena entrato.
- Ciao Albert, credo tu abbia ospiti per cena.
- Mi fa molto piacere.
Rosalind fu molto felice di poter trascorrere ancora del tempo con Terence. A tavola si era seduta accanto a lui, ma era stranamente silenziosa, attenta ad osservare ogni sguardo che la madre e lui si scambiavano.
Anche Albert aveva compreso che c'era qualcosa di diverso nell'aria e si offrì di leggere lui la favola della buonanotte alla bambina.
- Quei due sembrano essersi alleati stasera - commentò Candy una volta rimasti da soli.
- Dovremmo farlo anche noi... allearci.
Lei lo guardò stupita, cercando di capire il senso di quelle parole.
- Abbiamo sempre pensato a tutti tranne che a noi!
- Eravamo molto giovani Terry, spaventati, non potevamo fare diversamente.
- E adesso? Siamo ancora troppo giovani e spaventati?
- Non lo so... ma... non dipende da questo...
- Da cosa allora? - le chiese avvicinandosi.
Candy si era seduta vicino al pianoforte e gli chiese di suonare per lei.
Terence capì, mise le sue mani sui tasti ed iniziò a suonare una melodia che lei ricordava perfettamente.
Chiuse gli occhi e le apparve un lago, un'estate meravigliosa, un giorno di pioggia, un camino accesso, le confidenze di due ragazzi che si stavano innamorando. I suoi occhi si riempirono di lacrime.
- Non so come ho fatto... in tutto questo tempo...
Terence si voltò interrompendo la musica, stava per alzarsi ma lei gli chiese di continuare.
Per qualche minuto lasciarono che la musica li inondasse di ricordi, poi non ci riuscirono più.
- Non ho mai dimenticato... - mormorò lui prima di andarle vicino.
- Io neanche.
- Per me è tutto come allora, per me non è cambiato niente e se tu...
- Io ti amo Terry... come non ho mai amato nessuno.
Prima si unirono le loro mani, poi le loro labbra.
8.

- Sei in ritardo.
- Solo cinque minuti.
- Stavo contando i secondi!
Candy sorrise della sua impazienza ma anche lei si sarebbe messa a correre pur di arrivare il prima possibile da lui.
Terence la sera prima le aveva chiesto di cenare insieme all'albergo dove alloggiava. Voleva stare da solo con lei senza intromissioni.
La suite del Savoy era incredibilmente bella e Candy, guardandosi intorno, non poté fare a meno di constatare quanto le facesse uno strano effetto.
- Cosa c'è? - le chiese lui avvertendo una certa tensione.
- Niente ma... mi sembra strano incontrarsi in un albergo.
- Io invece ci sono abituato.
- Sei abituato ad invitare ragazze in albergo?
- No... - rispose Terence prontamente mentre l'aiutava a togliere il soprabito - sono abituato a girare da un albergo all'altro.
- Giusto.
- Mi dispiace, non ho niente di meglio da offrirti, non ho una casa a Londra.
- A Londra no... però...
Terence sorrise fingendo per il momento di non raccogliere l'allusione. Si sedettero a tavola e lui le versò da bere.
- Lo champagne mi fa venire il singhiozzo.
- Lo so, così posso prenderti in giro... Tuttelentiggini.
"Ecco lo sapevo" pensò Candy, la sua voce, una parola, e lo stomaco si era riempito di farfalle! "Non è possibile... non sei più una ragazzina" eppure...
Terence intanto, girando attorno al tavolo, si era spostato vicino a lei, brontolando per il modo in cui era stato apparecchiato.
Iniziarono a mangiare, ma Candy non sembrava avere troppo appetito.
- Non ti piace?
- Ma no è tutto squisito, è solo che... vorrei dirti tante cose però...
Lui la guardò con tenerezza.
- Che ne dici se per stasera lasciamo da parte le spiegazioni? - le sussurrò. Poi si alzò e fece partire la musica dal grammofono. Tornò verso di lei e la invitò a ballare.
- È da quando sei entrata da quella porta che ho voglia di stringerti...
- Terry...
- Tu no?
- Il solito impertinente!
Ballarono per qualche minuto in silenzio, lasciando che i loro corpi potessero riconoscersi, non ci volle molto.
Terence faceva una gran fatica a trattenersi, ma non voleva commettere errori, non era del tutto sicuro che anche lei... poi lentamente avvertì la testa di Candy abbandonarsi sulla propria spalla. Una sensazione così dolce da stordirlo.
- Mi stai facendo morire.
Queste parole le sfiorarono il collo seguite da un respiro caldo che la fece quasi svenire.
Un paio di candele, ormai consumate, si spense. Sembrò un invito.
- È uno dei tuoi trucchi per spaventarmi e farti abbracciare?
- Esatto...
- Ma io ti sto già abbracciando!
- Allora potresti fare altro...
Senza spostarsi dalla sua spalla, Candy si strinse di più a lui, passando una mano sotto la giacca.
- La prossima volta devo escogitare qualcosa di più spaventoso.
- Perché invece non mi dici cosa vuoi? - lo provocò lei.
- Voglio capire se il tuo sapore è sempre lo stesso. Posso?
Ma non attese risposta ed iniziò a percorrere il suo collo con le labbra.
- Ho bisogno di te, disperatamente...
- Terry...
Poi la prese in braccio, lei lo lasciò fare.
9.
Londra, Savoy Hotel, 1922
Londra, Savoy Hotel, 1922
- Lo sai che in questo albergo ci siamo già incontrati?
- Ricordo... stavi cercando lo "zio William" ma trovasti me.
- Dicesti che eri entrato in quella stanza per dare un'occhiata... per fortuna non sei più così sfacciato come allora!
- Sei sicura? Guarda che dopo stanotte potrei dirti certe cose da farti arrossire fino alla punta dei capelli!
- Non farlo ti prego! - esclamò Candy, coprendosi il viso con le mani.
Terence scoppiò a ridere - Non lo farò.
- È meraviglioso poter ascoltare di nuovo la tua risata...
- Mi dispiace Candy... se penso a quanto tempo abbiamo perso, tempo che non tornerà più.
- Dobbiamo cercare di andare avanti...
- Lo so... ma forse alcune ferite non scompariranno mai. I ricordi a volte spuntano fuori all'improvviso e colpiscono al cuore esattamente come allora, nello stesso modo e con la stessa ferocia.
- Ti riferisci a qualcosa in particolare?
- A quella notte... a quando è cambiato tutto. Quando ti ho fermata sulle scale e tu piangendo mi hai implorato di lasciarti andare. Lì ho capito che ti avevo persa, ma non riuscivo ad accettarlo. Non so quante volte ho ripensato a quella notte, mi sono chiesto se fosse stato giusto e spesso mi sono risposto che no, non avrei dovuto farlo senza obbligarti a restare per sempre! Invece lo sapevo, lo sapevo che te ne saresti andata. Allora sarebbe stato meglio lasciarsi su quelle scale.
- No Terry, io non mi sono mai pentita... se non fossimo stati insieme non avrei avuto Rosalind. Per me lei è stata un dono! Ero così felice quando ho scoperto di essere incinta, ho pensato che avrei avuto per sempre una parte di te. Ti somiglia così tanto!
- Allora perché non lo hai detto a nessuno, nemmeno ad Albert.
- Non volevo metterlo in difficoltà nel caso ti avesse incontrato. Siete amici, non sarebbe stato facile per lui mentirti.
- Per te è stato facile?
- No...
- Non me lo avresti mai detto se non ci fossimo incontrati qui a Londra?
- Vuoi sapere la verità? Quando ho saputo di Susanna... ho sperato che tu mi cercassi.
- Temevo di non averne il diritto, temevo un tuo rifiuto.
Candy si strinse a lui sotto le coperte. Aveva bisogno di sentire il suo corpo caldo, il suo profumo, allo stesso tempo di fargli capire che non avrebbe più dovuto dubitare del suo amore.
- Ti va di raccontarmi come è nata?
Candy fece un grande sospiro prima di iniziare perché era consapevole del dolore che Terence avrebbe sempre dovuto sopportare per aver perso la nascita e i primi anni di sua figlia. Non voleva tralasciare nessun particolare, sperando in questo modo di farlo stare meglio.
- Ero alla Casa di Pony, sono rimasta lì per molto tempo dopo New York e dopo aver saputo di essere incinta. Contare sull'amore di Miss Pony e suor Lane mi era di grande aiuto.
Rosalind è nata in una notte di fine estate, è stato un parto semplice e naturale, senza complicazioni... per tutto il tempo ho avuto l'impressione che tu fossi lì con me.
Candy continuò a raccontare, con la testa sul suo petto, mentre Terence la ascoltava senza interrompere.
Alla fine lui le giurò che né lei né Rosalind avrebbero mai più dovuto fare a meno di lui.
- Neanche tu di noi.
La notte era ancora lunga...
10.
- Scusami... - le sussurrò, rendendosi conto della veemenza con cui l'aveva presa.
- Non devi scusarti... - gli rispose quasi senza fiato.
Disteso sopra di lei, con il volto nei suoi capelli, attese che il cuore smettesse di rimbalzargli nel petto, poi la guardò con un sorriso tenero e malizioso.
- Non sai quante volte ho immaginato questo!
- Terry...
- Non vuoi saperlo?
- No...
- Perché? Ti imbarazza sapere che ho pensato a te come se...
- Dai smettila...
- Vuoi farmi credere che tu non mi hai mai pensato così! Non dire bugie... secondo me già fantasticavi ai tempi della scuola, di' la verità!
- Cosa?! No... non è vero. Ti sei forse dimenticato che ti ho dato uno schiaffo quando mi baciasti la prima volta?
- Perché eri sconvolta! Ti era piaciuto così tanto.
Candy lo guardò con un involontario sorriso di ammissione, alla fine confessò.
- E mi piace ancora...
Lui riprese a baciarla, delicatamente questa volta. Piccoli baci leggeri sulle guance, sulla fronte, sulle labbra socchiuse. Avrebbe voluto farle capire in una sola notte quanto le fosse mancata e colmare di baci quel vuoto opprimente che lo aveva accompagnato in tutti quegli anni lontano da lei.
Candy lo lasciava fare, capiva quel desiderio inesauribile che era anche il suo. Se fosse stato possibile si sarebbero mischiati a tal punto da diventare un'unica persona, solo allora probabilmente avrebbero sperimentato la certezza di non essere più divisi.
Era quasi l'alba, Candy voleva rientrare a casa prima che Rosalind si svegliasse per prepararle la colazione. Terence lo sapeva ma ugualmente divenne scuro in volto. Lei lo abbracciò.
- Presto faremo colazione tutti e tre insieme.
- Quando?
- Dopo che le avremo parlato.
- Tra una settimana le repliche di Amleto saranno terminate, dovrei avere qualche giorno libero... credi sia possibile fare un piccolo viaggio insieme?
- Un viaggio? Dove?
- Indovina.
La Scozia li sta aspettando...
11.
Rosalind era stata per tutto il viaggio con il naso appiccicato al finestrino del treno. Voleva essere la prima a vedere comparire le torri del castello di Edimburgo.
- Eccole... sono quelle? - chiedeva ogni volta che ne spuntava una all'orizzonte.
Terence le aveva spiegato però che la Scozia è piena di castelli e che prima di arrivare a destinazione ne avrebbe visti molti.
Quando poi dalla stazione raggiunsero in auto la cittadina di Aberfoyle, dove si trovava la dimora dei Granchester, fu per lei una grandissima emozione varcare la soglia di un vero castello!
Non poteva immaginare che la mamma era ancora più agitata, tanto che quasi non riuscì a trattenere le lacrime quando si trovò di nuovo di fronte a quel camino dove con Terence aveva trascorso probabilmente le ore più belle di quella vacanza.
Anche lui del resto era invaso dai ricordi e con fatica rispondeva alle mille domande della bambina.
- Tu lo conosci bene questo posto, vero Terence?
- Sì lo conosco molto bene, da bambino trascorrevo qui ogni estate.
- Ha qualcosa di diverso però... - mormorò Candy continuando a guardarsi intorno.
Terence sorrise, evidentemente Tuttelentiggini non aveva dimenticato quei giorni...
- È stato restaurato in effetti.
- Tu...
- No, non sono stato io... è stato il Duca.
- Il Duca di Granchester? Tuo padre?
- Sì... ha saputo che sarei venuto in Inghilterra con la Compagnia teatrale e ha pensato di farmi "un regalo".
- Un regalo?
- Ha detto così.
- Vi siete incontrati?
- Sì... una sera è venuto a teatro... e abbiamo parlato un po'. Allora Rosalind, ti piace il mio castello?
Terence aveva cambiato discorso, Candy capì che non era il momento di affrontare i suoi rapporti col padre, ma era molto felice di sapere che lo aveva cercato e si erano visti.
- È bellissimo! Anche alla mamma piace, vero mamma?
- Certo tesoro.
- Io non credo, penso che Candy abbia un po' paura dei fantasmi - scherzò Terence.
- Oppure delle tigri! - esclamò la bambina.
- Che cosa ti viene in mente? Non ci sono tigri in Scozia.
- Io so che ci sono mamma.
- Chi te lo ha detto?
- L'ho letto... - rispose Rosalind senza pensarci, tappandosi la bocca con entrambe le mani, come se le fosse scappato qualcosa senza volerlo.
- Dove? - le chiese Candy sospettosa, ma la bambina scosse la testa senza dire nulla, con l'espressione colpevole.
Candy, in modo deciso, la invitò di nuovo a rispondere senza dire bugie.
Rosalind non sapendo come fare trovò l'unica soluzione possibile che era solita adottare quando combinava qualche marachella, ovvero correre via. Ma lì non erano a casa e, non conoscendo il posto, rischiava di perdersi.
- Rosalind torna qui subito! - le ordinò la mamma senza successo. La bambina era già fuori, nel parco che circondava il castello.
- Non preoccuparti Candy, vado io.
Terence le corse dietro e la raggiunse con facilità.
- Rosalind non devi scappare via in questo modo, potrebbe essere pericoloso... non sei mai stata qui e...
- La mamma c'è stata invece? - gli chiese la piccola fissandolo seria.
Terence esitò a rispondere, ma si rese conto che non poteva mentire a quegli occhi.
- Sì... la mamma è stata qui, molto tempo fa.
12.
Aberfoyle, Scozia
estate 1922
- Io lo sapevo che mamma era già stata qui.
- Te ne ha parlato lei?
- No...
- Allora come fai a saperlo?
- Se te lo dico... mamma si arrabbia...
- Perché? È un segreto forse?
- Sì.
- C'entrano per caso le tigri scozzesi?
Rosalind annuì abbassando il viso.
- Sì può sapere in quale libro lo hai letto?
- Non è proprio un libro...
- Non è un libro?
- No... è un diario - continuò la bambina giocherellando con un filo d'erba.
- È il tuo diario?
- No... è della mamma.
- Tu hai letto il diario della mamma!
- Sì... dici che mi metterà in punizione?
- Non saprei, di certo non le farà piacere.
- Allora tu non dirglielo! Dai Terry... promettimi che non glielo dici - lo pregò Rosalind tirandolo per la giacca.
- D'accordo... ma tu promettimi che non scapperai più.
- Va bene.
- Adesso però torniamo indietro.
Terence e la piccola rientrarono al castello. Lui fece cenno a Candy di non sgridarla e che dopo ne avrebbero parlato insieme.
Il viaggio per fortuna aveva stancato molto Rosalind che si addormentò subito dopo aver cenato. Candy la mise a letto e poi tornò nel salone dove lui la aspettava.
Si sedettero vicini, sul divano davanti al camino acceso, come allora. Anche se era trascorso molto tempo e loro non erano più quei ragazzini, l'emozione era più o meno la stessa o forse di più. In quel momento però dovettero mettere da parte le loro sensazioni per occuparsi di una questione più importante.
- Vuoi dirmi per favore che cosa è successo prima, quando Rosalind è corsa via? Ti ha detto qualcosa?
- Sì... ma credo che non mi abbia detto tutto.
- Tutto? Che vuoi dire Terry?
- Ho l'impressione che Rosalind sappia molto più di quanto pensiamo. Ad esempio sa che tu eri già stata qui... e che ti sei spaventata per una tigre!
- Come fa a conoscere queste cose, io non le ho detto niente.
- Ha letto... un diario.
- Il mio diario? Com'è possibile? Non credevo fosse già in grado di leggere la mia grafia!
- Evidentemente sì.
- Lo ha letto tutto?
- Non lo so, non me lo ha detto, anzi, mi ha fatto promettere di non dirti nulla.
- In quel diario ci sono scritte molte cose... inizia dalla scuola e arriva fino a quando...
Candy non riuscì a proseguire, le parole le morirono nella gola, soffocate da un'onda di lacrime.
- Candy... cosa c'è adesso? - le chiese lui dolcemente - Non sei stata tu a dire che dobbiamo andare avanti? Allora perché queste lacrime?
- Scusami... non ci riesco... sono molto stanca, vado a dormire. Buonanotte.
Lui la seguì con lo sguardo mentre usciva dalla stanza, pensando che non solo avrebbe dovuto parlare con Rosalind, ma anche con Candy.
La mattina dopo, Terence si svegliò per primo, preparò la colazione e la portò alle ragazze che dormivano nello stesso letto, su cui Rosalind in realtà stava già saltellando.
- Buongiorno bellezze! - esclamò entrando, dopo aver bussato, con un vassoio carico di bontà.
Terminata la colazione, propose alla bambina di fare una passeggiata a cavallo, lasciando riposare la mamma ancora un po'.
- Andiamo solo noi due? - domandò entusiasta la piccola.
- Solo noi due! - confermò Terry dopo aver strizzato l'occhio a Candy.
Saliti in groppa a Theodora II, presero il sentiero che costeggiava il lago. Rosalind osservava ammirata il paesaggio, facendo come al solito mille domande, mentre Terence le indicava i nomi delle piante e le diceva di fare attenzione se voleva vedere uno scoiattolo.
Dopo un po' si fermarono per far riposare il cavallo. Terence seduto sull'erba osservava la piccola raccogliere i fiori, controllando che non si allontanasse.
- Terry guarda che bel mazzetto ho fatto!
- Bellissimo... è per la mamma?
- Sì, le piacerà?
- Certo.
- Come si chiamano questi fiori?
- Si chiamano digitale, sono i fiori delle fate.
- Davvero? E dove sono le fate, qui dentro?
- Se ne stanno nascoste, hanno paura delle bambine troppo curiose.
- Lo dice anche la mamma che sono troppo curiosa - mormorò Rosalind preoccupata.
- Non le hai detto che hai letto il suo diario?
- No. Però... anche tu sei curioso di sapere cosa c'è scritto, di' la verità!
- Ok mi hai scoperto.
- Ma io non posso dirtelo... anche perché in quel diario mamma parla molto di un ragazzo.
Terence sentì all'improvviso un tuffo al cuore, pensando che Candy avesse scritto di Anthony... lo nominava sempre quando si conobbero.
- Però non scrive mai il suo nome, scrive solo due lettere, T e G... TG. Per questo non posso parlartene, a meno che... non sei tu TG.
Terence tornò a respirare.
13.
Aberfoyle, Scozia
estate 1922
- Si è addormentata?
- All'istante! Era molto stanca dopo la vostra passeggiata a cavallo. Dove siete andati?
- Praticamente mi ha fatto girare quasi tutta la contea... non voleva mai tornare indietro.
- È bellissimo vedervi insieme... - mormorò Candy con un filo di tristezza, sedendosi accanto a lui.
Terence le passò il braccio intorno alle spalle per starle più vicino.
- È bellissimo essere qui con te e con Rosalind! Sento che pian piano tutto il dolore svanisce e voglio solo guardare al futuro, al nostro futuro. Vorrei che fosse così anche per te, ma... ho l'impressione che ci sia qualcosa che ti frena...
Candy si rifugiò tra le sue braccia, nascondendo il viso nel suo petto.
- Forse so di cosa si tratta... Rosalind mi ha detto che il tuo diario ad un certo punto si interrompe, ma non c'è un lieto fine come nella favole che le leggi la sera prima di dormire. Tra le pagine bianche c'è una lettera indirizzata a te, anzi solo una busta vuota, la lettera non c'è più. Non è riuscita a leggere il nome del mittente perché è un po' sbiadito dal tempo... vuoi dirmelo tu?
- Terry ti prego... non serve parlarne.
- Io credo di sì invece... dimmi chi ti ha scritto.
Candy esitò, non riusciva a pronunciare quel nome.
- Quella lettera proveniva da New York, è stata scritta pochi giorni dopo che ci eravamo detti addio... l'ho letta solo una volta e poi l'ho stracciata.
- Che cosa ha osato scriverti? - le chiese Terence stringendo i pugni.
- No ti prego... non voglio... - Candy scattó in piedi, ma lui la trattenne per la mano attirandola di nuovo a sé. Poi le parlò con voce calma.
- Allora dimmi tutto quello che vuoi sapere, chiedimi qualunque cosa e ti giuro che non ti nasconderò nulla.
Candy continuava a stare in silenzio, ma lui la sentiva tremare.
- Vuoi sapere cosa c'è stato fra noi?
- Non voglio parlarne, anche solo sentirti dire "noi" mi uccide.
- Candy ti prego guardami - le disse cercando di farla voltare verso di lui - Non c'è mai stato niente di niente...
- Non voglio saperlo!
- Invece devi saperlo! Chissà cosa avrai pensato, leggendo i giornali o anche semplicemente per il fatto che vivevamo insieme...
- Basta Terry...
- Ascoltami! Questi anni con lei non mi hanno cambiato, sono sempre io, Terry, quello che ti prendeva in giro per le lentiggini, quello che ti faceva arrabbiare e che ti baciava senza chiedere il permesso... sono io Candy e sono sempre stato solo tuo!
- Pensarti con lei... ho cercato in ogni modo di immaginarti felice, ma non riuscivo a crederci davvero, non potevo credere che tu avessi dimenticato tutto di noi...
- Non ho mai dimenticato niente, niente... ho sempre sperato dentro di me che un giorno, in qualche modo, ti avrei ritrovata... può sembrare assurdo ma era l'unica cosa che mi permetteva di andare avanti... a volte ho temuto fosse solo un'illusione... quelli erano i giorni peggiori, i più bui...
- Credo di averti sempre aspettato senza rendermene conto... non sai quante volte ho sognato di correre da te insieme a Rosalind... ed ora ho paura che lei mi odi quando scoprirà che le ho nascosto suo padre.
- Rosalind ti adora e ti somiglia molto... mi ha detto che vorrebbe imparare ad arrampicarsi come te, ma non ci riesce...
Entrambi sorrisero e i ricordi tornarono prepotenti davanti ai loro occhi: la festa di Iriza, loro che invece si incontrano nel bosco mentre Candy fa la scimmietta da un ramo all'altro... "andiamo al mio castello, ti farò conoscere i miei avi", poi la pioggia, il camino accesso, le loro confidenze...
- Ricominciamo da quel pomeriggio - mormorò Terence come se avesse letto i suoi pensieri.
- Sarebbe meraviglioso poter cancellare quello che è successo dopo...
- Possiamo farlo! Vuoi sapere cosa pensavo mentre eravamo qui insieme? Pensavo che avevo fatto bene a non partire con mia madre, volevo restare con te... perché eri più importante di tutto e lo sei ancora.
Candy sentì il cuore farsi caldo come se fosse stato avvolto da una coperta.
- In realtà pensavo anche a qualcos'altro... - sussurrò maliziosamente sulle sue labbra.
Lei lo guardò come se già sapesse ogni cosa.
- Vuoi esaudire il mio sogno di quel pomeriggio? - le chiese in un soffio, con la bocca appiccicata al suo orecchio.
- Terry... Rosalind potrebbe svegliarsi.
- Faremo piano... - mormorò mentre le sue mani già andavano in cerca di ciò che voleva.
- Non fare così...
- Farò molto peggio tra poco... ti avviso...
Il fuoco crepitava nel camino, disegnando lampi di luce sui loro volti e accendendo ancora di più i loro sensi.
- Questa notte dimentichiamo tutto, bruciamo tutto quello che ci ha fatto soffrire, non smetteremo di bruciare fino a quando anche il più piccolo dolore non si sarà trasformato in cenere.
Si abbandonarono l'uno nelle braccia dell'altro, andando insieme incontro a quei due ragazzi che chiedevano solo di amarsi.
14.
Aberfoyle, Scozia
estate 1922
Quel pomeriggio avevano deciso di fare un picnic in riva al lago. Il giorno dopo sarebbero dovuti rientrare a Londra ed erano un po' preoccupati perché ancora non erano riusciti a trovare il modo di parlare con Rosalind.
Candy si era data da fare in cucina per preparare un cestino colmo di prelibatezze e stava sistemando ogni cosa sulla coperta che aveva steso sul prato.
- Accidenti Lentiggini, hai intenzione di sfamare un reggimento!
- Beh... non sapevo cosa potesse piacerti e così...
- Questa sembra commestibile, vediamo... - scherzò Terence assaggiando una fetta di torta alle mele.
- Allora?
Lui finse di doverci pensare, poi...
- Deliziosa - mormorò soddisfatto fissandola e facendola sorridere.
- Sei molto migliorata in cucina... potrei anche sposarti! - esclamò dopo, sdraiandosi sulla coperta.
Lo strano silenzio di Candy lo fece voltare verso di lei che lo guardava con l'aria sognante e incredula.
- Non sarebbe una cattiva idea, vero? - domandò lui incerto, senza la solita spavalderia.
- No, non sarebbe una cattiva idea.
Terence allora le allungò la mano per farla avvicinare. Lei si sedette accanto a lui lasciandosi abbracciare alle spalle.
- Vorresti diventare mia moglie Candy? - le chiese all'orecchio.
Il suo "sì" fu solo un sussurro ma risuonò tra i rami degli alberi come se fosse stato portato dal vento dolce dell'estate e tutto il bosco l'avesse pronunciato con lei.
Baciarsi fu inevitabile e Rosalind che stava gironzolando poco distante per raccogliere fiori, non poté non accorgersi di quello che stava accadendo. Stranamente non rimase sorpresa né turbata nell'assistere a quel bacio, ma si sentì immensamente felice. Correndo verso di loro le sembrava di essere leggera come una piuma e di volare invece di camminare.
Candy ebbe il timore che li avesse visti ma la bambina non disse nulla.
Fecero la loro colazione e poi si incamminarono lungo la riva, all'ombra dei pini. Terence aveva promesso a Rosalind di portarla in un posto pieno di fiori di ogni tipo. Lei non vedeva l'ora di arrivare e saltellava davanti precedendoli.
Quando arrivarono, lo spettacolo che si offrì ai loro occhi fu sorprendente e la piccola rimase a bocca aperta.
- Allora, ti piace?
- Sembra un quadro - mormorò davanti a quell'immensa distesa di fiori colorati. Subito dopo corse a perdifiato scomparendo nell'erba e poi spuntando di nuovo come un fiore tra i fiori.
- Dai vieni... papà... che aspetti?
Terence si voltò verso Candy, lei gli fece capire che non le aveva detto niente.
- Papà... mamma... muovetevi!
- Arriviamo - gridarono insieme, entrambi con gli occhi lucidi e i cuori gonfi d'amore.
15.
Londra, 1922
- Zio Albert... zio Albert... lo sai che Terence è il mio papà?
Rosalind entrò come una furia nell'androne di Villa Ardlay.
- Non è una notizia meravigliosa! - esclamò gettandosi tra le braccia dello zio.
- Si Rosalind è una notizia davvero meravigliosa!
Poi fu la volta di Candy, anche lei si lasciò accogliere dal tenero abbraccio di Albert.
- Lo hai sempre saputo vero?
- No... lo sospettavo...
- Perdonami se non te ne ho mai parlato.
- Non preoccuparti, capisco che non era facile... però avrei di sicuro cercato una soluzione senza aspettare tutto questo tempo.
- Lo so...
- Non è detto che l'avrei trovata.
- Averti avuto accanto è stata la mia forza.
- Del mio sostegno non devi mai dubitare... ma ora fammi parlare un po' con quel "mascalzone"!
Albert lanciò uno sguardo a Terence, fingendo un imminente rimprovero, a cui seguì invece il terzo abbraccio.
- Carissimo zio William... credo ci sia da organizzare un matrimonio! - esclamò Terence.
- Mi sembra il minimo ragazzo, dopo che avrà chiesto formalmente la mano della mia protetta.
- Egregio zio William sarebbe così gentile da concedermi la mano della signorina Candice?
- Lo farò solo ad una condizione... che tu la smetta immediatamente con questo "zio William" o non avrai neanche un dollaro di dote!
- Sarà fatto... Albert!
Entrambi scoppiarono a ridere, poi tornando seri, Albert gli disse quanto fosse felice di poterlo accogliere nella sua famiglia.
- Sono stati anni difficili immagino, spero che d'ora in poi la vita sia più clemente con voi due.
- Lo spero anch'io, Albert, ma credo che Rosalind ci darà una mano.
~~~~~
Le nozze vennero celebrate una settimana dopo nella piccola chiesa di Stratford-upon-Avon, la città del Bardo.
Terence aveva ricevuto una proposta di lavoro dal teatro locale e, dal momento che avevano scelto di restare in Inghilterra, aveva accettato. Fu questo l'inizio della loro nuova vita insieme, l'inizio della loro famiglia perché in realtà la loro storia era iniziata molti anni prima.
Rosalind l'aveva conosciuta leggendo il diario della mamma e quando l'aveva vista con Terence non aveva avuto dubbi, era lui il suo papà!
~~~~~
"Oggi ho indossato un meraviglioso abito da cerimonia, bello quasi quanto quello della mamma... lei è un sogno e quando Terry la vedrà sono sicura che resterà senza parole! Anche lui non scherza però... avete visto com'è elegante?
È il papà migliore del mondo ed è mio!
Ora vi saluto... devo portare gli anelli."
FINE
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