BALLA PER ME











Capitolo 1.

New York, dicembre 2025

Annie e Candy sono amiche da sempre, sono praticamente cresciute insieme come sorelle. Essendo state entrambe abbandonate dai genitori, hanno vissuto fino a pochi mesi fa in una casa famiglia, poi hanno deciso di trasferirsi nella Grande Mela per realizzare i loro sogni. Candy sta studiando lingue perché ama viaggiare e vorrebbe girare il mondo, ma non in cerca d'avventura, bensì per aiutare chi ha bisogno. Vorrebbe entrare a far parte di un'organizzazione umanitaria e spendere in questo modo la sua vita. Annie invece è un'artista, studia danza da anni e vorrebbe tanto diventare prima ballerina all'Opéra Garnier di Parigi.
Nell'attesa di realizzare le proprie aspirazioni però devono lavorare sodo per mantenersi agli studi per cui sono sempre in cerca di lavoretti saltuari per poter guadagnare qualche dollaro.
Ma non sempre le cose vanno per il verso giusto! Candy aveva lavorato per alcune settimane in una tavola calda, dove il proprietario era solito usare metodi poco corretti nei confronti dei dipendenti, soprattutto con le ragazze con cui aveva spesso un atteggiamento poco rispettoso. All'ennesima pacca sul fondoschiena Candy, nonostante avesse bisogno di quel lavoro, si era tolta il grembiule e si era licenziata.
Annie invece aveva avuto quello che secondo lei era un vero colpo di fortuna. Da una settimana era stata assunta al Foxy, un club molto esclusivo dove le ragazze si esibivano in spettacoli di burlesque. Le sue doti di ballerina oltre al bell'aspetto avevano conquistato la proprietaria del locale, Miss Pink, e dal momento che la paga era decisamente buona, Annie non aveva esitato ad accettare. Certo lo striptease non era la sua massima aspirazione, ma per il momento andava più che bene! E poi non si spogliava troppo!
Aveva già fatto due serate e la terza era in programma per il sabato successivo, ma...
- Oddio Candy, devi aiutarmi ti prego, ti prego, ti prego!
- Che succede Annie?
- Ho combinato un guaio... guarda la mia caviglia...
- Che ti è successo, perché è così gonfia?
- Ho preso una storta, scendendo dalla metro di corsa, come al solito...
- Aspetta, ti prendo del ghiaccio e vedrai che starai subito meglio.
Ma il giorno dopo la caviglia di Annie era ancora gonfia come un pallone.
- Oh Candy adesso come cavolo faccio? Domani sera ho l'esibizione più importante della settimana, Miss Pink si è raccomandata di prepararla al meglio...
- Perché è così importante?
- Si tratta di una festa privata, persone top capisci?
- Veramente no... cosa significa "persone top"?
- Significa un sacco di soldi!
- Ah ok!... ma non c'è nessuno che può sostituirti?
- No!!!! Le altre ragazze sono tutte impegnate. Miss Pink aveva accettato di fare questa spettacolo in più proprio perché si tratta di clienti speciali, approfittando del fatto che c'ero io libera... ma ora! Che cosa le dico?
Annie tentò di alzarsi dal letto, ma il dolore era troppo forte e non riuscì nemmeno a poggiare il piede a terra.
- Che tragedia!!!
- Adesso non essere così drammatica... ci dovrà pur essere una soluzione...
Annie si mise a riflettere seria e dopo qualche minuto un sorriso raggiante le fece inarcare la bocca.
- Che stupida che sono, come ho fatto a non pensarci prima! Avevo la soluzione proprio davanti agli occhi!
Candy la guardò senza comprendere subito a cosa si riferisse l'amica... poi...
- Oh no...
- Oh sì!
- Annie stai scherzando vero?
- No... ti prego Candy, è una questione di vita o di morte!
- No mi dispiace, lo sai che ti ho sempre aiutata ma questo è troppo per me, non so muovere neanche un passo, sono sempre stata goffa come un elefante, persino ai balli della scuola ho sempre evitato di ballare!
- Lo so, ma il burlesque è diverso.
- Il bur... che?
- Il burlesque! Non è un vero ballo e nemmeno un semplice striptease, si tratta di uno spettacolo che unisce danza e recitazione, ma ogni artista può decidere liberamente come esibirsi.
- Oh Annie dai... io spogliarmi in pubblico? Sei impazzita per caso!
- Ascoltami Candy, lo scopo dello spettacolo è quello di creare una specie di magia, intrepretando un personaggio e soprattutto creando una sorta di aspettativa in chi guarda, aspettativa che alla fine non viene necessariamente soddisfatta... è una provocazione, ma finisce lì. Dimmi di sì, ti scongiuro, sei la mia unica salvezza!
Candy non se la sentiva proprio di fare una cosa del genere, non era il tipo di ragazza che guarda troppo all'aspetto fisico. Era carina ma non metteva mai in mostra la sua femminilità. Pensava che le ragazze dovessero puntare a far valere il proprio cervello, non il lato B.
- Lo so che questo va contro alle tue idee femministe - esclamò Annie alzando gli occhi al cielo - ma per una volta potresti mettere da parte il tuo spirito rivoluzionario? Ti giuro che pulirò io il bagno per un mese!
- Io non capisco perché mi faccio sempre convincere!
- Grazie grazie... evviva... sei l'amica migliore del mondo! Ti insegnerò tutto io, non preoccuparti!
Candy sapeva perfettamente di essersi infilata in un bel pasticcio, ma a volte il destino ci sorprende in maniera del tutto inaspettata!
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Capitolo 2.

New York, dicembre 2025

- Dai Albert, non fare tante storie! Per una volta pensa solo a divertirti... sei troppo stressato dal lavoro!
- Terry ti ringrazio per il pensiero... ma davvero stasera non ce la faccio...
- Sempre la stessa storia, non abbiamo neanche festeggiato il tuo compleanno perché eri in Sud America... non accetto un no!
Albert ancora seduto alla scrivania alzò gli occhi al cielo, era difficile dire di no a Terry quando si metteva in testa una cosa. Quella sera aveva deciso di farlo uscire e non c'era modo di dissuaderlo.
I due erano soci in affari, ma soprattutto grandi amici. Albert di qualche anno più grande, aveva un carattere pacato, ma sapeva il fatto suo, molto intelligente, simpatico, leale, di bell'aspetto, insomma uno degli scapoli più ambiti di New York anche se ufficialmente fidanzato. Terry era invece eternamente in conflitto con il mondo ma soprattutto con se stesso: un passato difficile alle spalle di cui preferiva non parlare, dopo una lunga gavetta in azienda era riuscito ad arrivare ai piani alti e nel suo campo era il migliore! Anche in un altro settore amava definirsi, con una punta di egocentrismo, il migliore, ovvero con le donne: difficile, ma lui avrebbe detto impossibile, che una ragazza potesse dirgli di no! Che ci volete fare: fisico atletico, capelli leggermente lunghi color cioccolato fuso, occhi blu intenso, sorriso intrigante, bocca... lasciamo perdere!, ironico, arguto e sfacciatamente, dannatamente sensuale.
- Guarda che le conosco le tue uscite e so come vanno a finire di solito...
- Ti ho promesso o no che sarà una festicciola innocente, tra vecchi amici?
- Niente donne?
Terry alzò le mani in segno di resa.
- Guarda che se Dorothy scopre che...
- Quella santa donna, ma come fa a sopportarti! Sei così noioso a volte!
Albert lo guardò storto.
- Andiamo... ti passo a prendere alle 10, beviamo qualcosa insieme agli altri e poi...
- E poi?
- E poi... ci divertiamo un po'! - esclamò alla fine Terry con una finta espressione angelica.
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Intanto... in un camerino del Foxy Club.
- Annie ma questo non è uno slip, è un filo interdentale!
- Aspetta, sopra metti questa.
- Non mi sembra che la cosa sia migliorata di molto... ho praticamente il sedere al vento!
- Ok... allora aggiungiamo questa coda di piume che poi toglierai naturalmente! Potresti farti togliere una piuma alla volta...
- Anniiiiieeee!!!
- Ok niente piume, ma non gridare. Ti ricordi la coreografia?
- Siiiiii... l'abbiamo provata un milione di volte!
- Perfetto! Manca poco ormai... il locale è già pieno... - affermò Annie dando una sbirciatina fuori dalla porta.
- Ma io non ballerò davanti a tutti vero?
- No! Nella saletta riservata, quella dove abbiamo fatto le prove questa mattina!
- Ok... oddio che ansia! Ma quanti sono?
- Beh... una decina mi sembra...
- Staranno a distanza giusto? Non è che allungano le mani...
- Candy... è uno spettacolo di burlesque non un bordello!
- Prima ho sentito le altre ragazze e dicevano che capita sempre qualcuno che ci prova.
- Beh sono uomini... è normale che ci provino... ma nessuna è obbligata ad accettare, a meno che...
- A meno che... quello che ci prova non sia davvero carino!!!
- Con me non funziona, non accetterei mai un invito da un uomo che frequenta certi locali... se stasera qualcuno ci prova... lo mordo!
Le due amiche scoppiarono a ridere, ma vennero interrotte da Miss Pink che le avvisava dell'arrivo dei clienti nel privé.
La piccola sala riservata era di forma circolare, decorata con velluti rubino alle pareti, illuminata da scintillanti lampadari di cristallo che diffondevano una luce soffusa e rendevano l'ambiente intimo e caldo.
Albert, Terry e alcuni amici si erano accomodati ai tavoli posti sotto al palco ancora vuoto, dove le ragazze si esibivano. Mentre scherzavano sorseggiando i loro drink, la luce si abbassò ulteriormente e una melodia appena accennata richiamò la loro attenzione.
- Che succede? - domandò Albert sospettoso.
- Ora vedrai, preparati a restare senza fiato! - rispose Terry, non sapendo che quello a restare senza fiato sarebbe stato proprio lui.
Sulla scia della musica in crescendo, Candy fece la sua apparizione sul palco in una nuvola di piume e cristalli. All'interno di una gabbia, mostrando solo la schiena nuda, sembrava un uccellino spaventato. Ma quando si voltò, i suoi occhi di smeraldo ferirono quasi a morte il povero cuore di chi aveva di fronte.

You won't admit you love me
And so how am I ever to know?
You always tell me
Perhaps, perhaps, perhaps.
A million times I've asked you
And then I ask you over
Again, you only answer
Perhaps, perhaps, perhaps.
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Capitolo 3.

New York, dicembre 2025

- E lei com'è arrivato qui? È vietato entrare.
- A me niente è vietato.
"Ecco, lo sapevo che non poteva andare tutto liscio" pensò Candy tra sé.
- Ho appena assistito al tuo spettacolo e volevo complimentarmi di persona.
- Bene, adesso lo ha fatto, la ringrazio ma le rinnovo l'invito ad uscire dal mio camerino.
- Su non fare la preziosa...
- Senta, credo che abbia ottenuto quello per cui ha pagato, non c'è altro in programma.
- Ne sei proprio sicura?
- Sicurissima.
- E se ti proponessi di proseguire la serata insieme, in un luogo diciamo più... tranquillo? - chiese Terry allungando un assegno sul tavolo da trucco.
Candy allora fece un sorriso e gli rispose dolcemente.
- Se la metti così... il tempo di cambiarmi e ti raggiungo al bar, che ne dici?
- Perfetto! Ero sicuro che ci saremmo capiti al volo noi due.
Terry uscì e si accomodò al bar insieme agli altri.
- Ma dov'eri finito? - domandò Albert.
- Arthur e David sono convinti che la biondina sia una tipa difficile, giusto ragazzi?
- Mi dispiace Terry ma quella è troppo anche per te! - confermò David.
- Stai a vedere chi arriva tra poco e cambierai idea.
- Guarda che hai scommesso! Se non te la porti via...
- Come sarebbe a dire che hai scommesso! - esclamò Albert sconcertato.
- Ma sì... lo sai com'è fissato David con le scommesse... è solo un gioco.
- Non è un gioco Terry, è una ragazza!
- Albert che problema c'è? La ragazza sembra decisamente aver gradito la mia proposta. Infatti, eccola che arriva... ragazzi iniziate pure ad assaporare la sconfitta!
Candy si avvicinò lentamente al gruppo, andando dritta verso di lui.
- Ciao bellezza!
- Questo dev'essere suo... signor Terence Graham - affermò leggendo il nome sull'assegno che teneva ben in mostra tra le dita di una mano.
Terry non rispose, mentre gli amici iniziarono a sghignazzare alle sue spalle.
- Lei pensa di poter comprare tutto, non è così? Mi dispiace deluderla ma io non sono in vendita! - esclamò Candy decisa, andandosene subito dopo avergli strappato in faccia la sua offerta.
Annie che si trovava vicino all'uscita del locale ad aspettare l'amica, aveva assistito alla scena ma non aveva ben capito cosa fosse accaduto.
- Adesso possiamo andare! - le disse Candy risoluta.
- Tutto bene?
- Alla grande!
Si incamminarono sul marciapiede per raggiungere la metro. Candy camminava a passo svelto, borbottando tra sé.
- Idiota... arrogante... maleducato... maschilista...
Ogni passo un aggettivo.
- Candy potresti rallentare? Non riesco a starti dietro con questa stampella!
- Oh scusami tanto Annie, ero sovrappensiero.
- Comunque sei stata bravissima, li hai stregati tutti! Pendevano dai tuoi fianchi.
- Me ne sono accorta!!! - esclamò Candy infastidita.
- Con chi ce l'hai si può sapere?
- Con quel soggetto che è venuto a cercarmi in camerino proponendomi di proseguire insieme la serata!
- Quello con cui parlavi prima di uscire?
- Sì esatto... Terence mi pare si chiami.
- Un gran figo direi!
- No! Un grandissimo stronzo direi!
- Ehi aspetta un attimo, cosa ti ha fatto? - domandò Annie che iniziava a preoccuparsi vedendo l'amica così agitata.
- Ha avuto la brillante idea di lasciarmi un assegno...
- Un assegno! Cioè voleva pagarti il dopo...
- Proprio così! Evidentemente è abituato a comprarle le donne... schiavista!
- Oddio che verme!
- Ma ha preso un bel palo in fronte! Gli ho strappato l'assegno in faccia, davanti a tutti, così impara!
- Hai fatto bene! Ma... per curiosità... quanto...
- 1000 dollari.
- Mille dollari!!! Oh santo cielo Candy!
- Questo non cambia nulla, anzi peggiora le cose, non ha nemmeno rispetto del denaro che si ritrova, perché sul fatto che se lo guadagni onestamente ho i miei dubbi. Ha la classica faccia del figlio di papà cui tutto è dovuto! Per fortuna non lo rivedrò mai più!
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Terry era nero! Una figura del genere davanti a tutti non gli era mai capitata! Gli amici poi c'erano andati giù pesante, non potevano lasciarsi sfuggire l'occasione di veder fallire lui, tombeur de femmes per eccellenza che lasciava loro solo le briciole delle sue conquiste.
- Allora Terry dicci, come ci si sente dopo un due di picche del genere?
- Siete voi gli esperti, dovreste saperlo.
- Oh oh, come siamo suscettibili... se vuoi ti presto una delle mie!
- Siete stati solo fortunati, ho beccato l'unica spogliarellista votata alla castità!
- Ma no dai, non ti buttare giù... magari la biondina ci ripensa... perhaps, perhaps, perhaps!
Gli amici continuarono a ridere e a sfotterlo fino a quando non si salutarono. Albert invece era rimasto in silenzio per tutto il tempo, fino a quando non rimasero solo loro due.
- Lo so cosa stai pensando! - esclamò Terry fermando l'auto sotto casa del socio.
Albert si limitò a fissarlo.
- E non guardarmi con quell'aria da padreterno, ti prego!
- Te lo sei meritato. Potevi limitarti ad invitarla senza offrirle dei soldi.
- Eh che lei mi ha risposto con un tono... avresti dovuto sentirla!
- Magari non sei il suo tipo, o semplicemente è già impegnata... oppure ...
- Va bene, va bene ho afferrato il concetto... non importa che continui!
- Dormici su, domani non ti ricorderai più di lei... neanche sai come si chiama.
- D'accordo... buonanotte.
Terry tornò al suo appartamento. Parlare con Albert gli aveva fatto bene, come al solito con la sua schiettezza sapeva rimetterlo in riga. La rabbia era un po' sbollita, sapeva di avere esagerato... c'era solo una cosa che ancora lo turbava: davvero sarebbe riuscito a dimenticarla?
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Capitolo 4.

New York, dicembre 2025

Due settimane dopo.
- Albert hai davanti a te un uomo nuovo! - esclamò Terry entrando in ufficio fresco come una rosa.
- Buongiorno, a cosa sarebbero dovute queste novità?
- Ad una ragazza.
- Sinceramente non mi sembra una grande novità.
- Non hai capito, ho una ragazza, una sola.
- Ahhhhh... beh certo questo è un bel cambiamento. E chi sarebbe? La conosco?
- Mmmm... sì e no. L'ho incontrata al cinema.
- Al cinema?!
- Sì, quel mio amico regista, Robert, mi aveva invitato alla prima del suo ultimo film, un remake di Romeo e Giulietta.
- Ah... l'ho visto anch'io, ottimo film! C'era anche lei quindi?
- Naturalmente... si chiama Susan!
- Susan? Quella Susan?
- Proprio lei! Susan Marlowe, la Giulietta del film.
- Ora capisco tutto questo entusiasmo di prima mattina!
- No no, fermo... siamo usciti due volte e non ci sono andato a letto. Abbiamo cenato insieme, abbiamo parlato, ci siamo conosciuti meglio, l'ho riaccompagnata a casa e non l'ho neanche sfiorata.
- Allora non ti piace!
- Non è questo, è una bellissima ragazza, molto elegante, sofisticata... è che semplicemente voglio andarci piano.
- Ho l'impressione che la serata al Foxy centri qualcosa, sbaglio?
- Ma no figurati... credo solo che sia giunto il momento di vivere le relazioni in maniera diversa da come ho fatto finora.
- Bene, sono felice per te e aspetto di conoscerla, quando sarà il momento.
- Contaci! Adesso vado, ho una pila di documenti da firmare.
- Buon lavoro... ah Terry, quasi mi dimenticavo. Ci sarebbero un paio di colloqui da fare.
- No dai, falli tu... lo sai che è una cosa che non sopporto.
- Lo farei ma sto aspettando una telefonata importante da Parigi e rischio di dover interrompere...
- Quanti sono?
- Due... un uomo e una donna.
- Ok... mandali da me.
- Perfetto... sii clemente, credo siano due giovani alle prime armi.
- Allora sono fortunati, mi hanno beccato di buon umore. Mi devi una cena!
Albert sorrise, avere Terry come socio era davvero uno spasso!
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- Buongiorno - disse la ragazza entrando nell'ufficio di Terry.
- Buongiorno - rispose lui senza alzare gli occhi dal curriculum che aveva davanti - lei è?
- Sono qui per il colloquio, mi chiamo Candice White.
A quel punto lui alzò il viso e i loro sguardi si incontrarono, o sarebbe meglio dire "si scontrarono".
Ci fu qualche istante di pesante silenzio, in cui entrambi smisero di respirare.
- Candice... quanto è piccolo il mondo! - esclamò lui sorpreso, pregustando già quello che sarebbe seguito.
Lei non rispose sentendosi morire appena l'ebbe riconosciuto.
- Ho qui il suo curriculum, manca qualcosa... spogliarellista non c'è scritto!
- Non c'è scritto perché non è il mio lavoro, quella sera l'ho fatto solo per aiutare un'amica, è stata la prima ed ultima volta.
- E io dovrei crederci! È stata piuttosto brava per essere la prima volta, sembrava molto a suo agio.
- Ok ho capito, buona giornata.
Candy si voltò, non voleva restare un minuto di più dentro a quell'ufficio, con lui.
- Dove sta andando?
- Beh è evidente che non avrò il posto, quindi non intendo perdere altro tempo.
- Il colloquio non è terminato, si sieda.
- Non credo che...
- Le ho detto di sedersi, qui sono io che decido! - affermò Terry in tono perentorio, alzandosi dalla scrivania e andando verso di lei. Candy obbedi sospirando e scuotendo la testa.
Lui iniziò a farle delle domande, girandole intorno. Lei aveva l'impressione di essere una preda accerchiata da una tigre che attende solo il momento buono per sferrare l'assalto mortale. Ma a poco a poco dovette ricredersi.
Terence fu molto professionale, volle conoscere nel dettaglio i suoi studi, le esperienze lavorative, le sue aspirazioni. Sembrava veramente interessato a conoscerla, nonostante il curriculum di Candy non fosse granché.
- Bene signorina White, basta così. Il fatto che non abbia mai lavorato in questo settore è sicuramente un problema... per cui non posso assumerla.
- Immaginavo - commentò lei consapevole del fatto che sarebbe andata a finire così.
- Tuttavia... la sua conoscenza della lingua è ottima e mi sembra una persona decisamente intraprendente ed ambiziosa, due qualità che apprezziamo molto nella nostra azienda.
- La ringrazio - disse Candy piacevolmente sorpresa.
- Quindi, se per lei può andar bene, le propongo un mese di prova. Se durante questo periodo riuscirà a prendere confidenza con l'ambiente e a raggiungere le competenze necessarie, potremo valutare l'ipotesi di un contratto di lavoro. Che ne pensa?
- Un contratto... dice sul serio?
- Certo, dopo il mese di prova.
- Va bene, accetto.
- Perfetto.
A quel punto Terence chiamò al telefono una persona che in pochi istanti si materializzò nel suo ufficio.
- Catherine le presento Candice White, starà con noi per un mese, le mostri il suo ufficio e le dia tutte le indicazioni necessarie.
- Bene Miss White, venga con me.
Candy seguì la donna, ma prima di uscire si voltò verso di lui, guardandolo alla scrivania non riusciva a capire quale fosse il vero Terence, l'arrogante del Foxy o il serio imprenditore? In quel momento però non ci volle pensare, era troppo felice di aver superato il colloquio!
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Capitolo 5.

New York, dicembre 2025

- Buongiorno signor Ardlay, mi ha fatto chiamare?
- Prego Miss White, entri pure.
Candy si accomodò nell'ufficio del capo, era la prima volta che si trovava davanti a lui ed era un po' agitata, temeva di avere fatto qualcosa di sbagliato.
- Allora, da una settimana è qui con noi, volevo chiederle come si trova?
- Oh molto bene, sto imparando tantissimo, è un privilegio lavorare nella sua azienda.
- Bene, mi fa piacere. Il mio socio mi ha riferito che sta lavorando con attenzione e che il suo apporto finora è stato molto positivo.
Candy sorrise pensando che fosse stato Terence a parlare così di lei, forse non la vedeva più solo come una spogliarellista ma come una donna capace nel suo lavoro. Si sentì orgogliosa di questo.
- Terence mi ha detto anche che le piacerebbe molto lavorare nel settore degli aiuti umanitari.
- Sì, quello è un sogno che spero di poter realizzare appena terminati gli studi.
- Beh la A&G non è un'organizzazione umanitaria, però ogni anno, prima di Natale, allestiamo un evento benefico per raccogliere fondi. Ho pensato che potrebbe occuparsene lei.
- Io?!
- Lo so, non è esattamente quello che le piacerebbe fare, ma è comunque un inizio.
- Oh sarebbe fantastico... solo non credo di essere in grado di organizzare...
- Sarà perfettamente in grado, ne sono sicuro. Qui c'è l'elenco delle persone a cui mandare l'invito e una serie di indicazioni che potranno esserle utili. Questo è il budget a disposizione.
Candy guardò la cifra e rimase a bocca aperta. Erano un sacco di soldi, una bella responsabilità.
- Per qualsiasi problema, può chiedere a Catherine.
- La ringrazio davvero tanto per questa possibilità, farò del mio meglio.
- Non ne dubito, può andare.
Candy tornò nel suo piccolo ufficio e si mise subito al lavoro, immergendosi totalmente in quella lista di nomi famosi tanto da perdere la cognizione del tempo. Era infatti molto tardi quando si accorse che l'orario di chiusura era passato da un po'.
Corse fuori, precipitandosi verso l'ascensore. Quando le porte si aprirono, si rese conto che non era la sola ad aver fatto gli straordinari.
- Miss White, che ci fa ancora qui? - le chiese Terence.
- Oh beh stavo lavorando ad un progetto e non ho fatto caso all'ora.
- Scende?
- Sì.
Le porte si chiusero e l'ascensore si mosse. Erano molto in alto, ci sarebbero voluti alcuni minuti per arrivare all'uscita. Candy si sentiva stranamente in imbarazzo, da sola con lui in quell'ambiente ristretto. Odiava quella sensazione di essere in trappola che la vicinanza di Terence le faceva provare. E poi non sapeva cosa dire.
Desiderava darsi un cazzotto in testa per evitare di fare la figura dell'idiota.
Neanche lui disse una parola fino a quando non arrivarono al seminterrato dove si trovava il parcheggio.
Le porte si aprirono e lui uscì, Candy no.
- Vuole restare ancora qui?
- No è che prendo la metro per tornare a casa, devo risalire al piano terra.
- Mi dispiace... credevo avesse l'auto.
- Purtroppo no.
Candy stava per far ripartire l'ascensore quando lui la fermò chiedendole se volesse un passaggio.
- Oh no, grazie, non vorrei disturbare.
- So dove abita, sono di strada, nessun disturbo.
- Come fa a sapere dove abito?
- Ho letto il suo curriculum!
- Giusto... che sciocca.
- Allora, andiamo?
Candy uscì dall'ascensore e lo seguì, salendo in auto con lui. Durante quella prima settimana non avevano interagito molto: lei gli passava le chiamate che riceveva e gli ricordava gli appuntamenti, nient'altro. Nessuno dei due aveva più accennato a quanto accaduto al Foxy, eppure Candy non riusciva a fidarsi di lui e temeva che in qualche modo avrebbe cercato di vendicarsi.
- Albert le ha affidato di organizzare il nostro evento benefico, vedo - commentò Terence gettando uno sguardo sulla cartellina che Candy teneva sulle ginocchia.
- Sì, ci sto lavorando... spero di essere all'altezza. So che è stato lei a suggerirglielo, la ringrazio.
- Si figuri.
Ci fu qualche minuto di silenzio. Terence alla guida sembrava pensieroso, c'era molto traffico e stava iniziando a nevicare. Fermò l'auto davanti ad un semaforo rosso.
- Le posso chiedere una cosa?
- Certo.
- Perché mi ha dato questa possibilità?
- Oh beh non ci crederà ma è tutta colpa del mio analista.
- Del suo analista?!
- Vede lui è convinto che io sia troppo ricco, troppo intelligente, troppo figo e che questo possa causarmi un senso di colpa costante nei confronti del prossimo. Per cui mi ha prescritto almeno una buona azione al mese... per avere la coscienza a posto.
Candy lo guardò perplessa.
- Lei è la mia buona azione di questo mese!
- Ed io che credevo di essere stata scelta perché sono una persona capace, determinata e con una grande forza di volontà! - esclamò contrariata.
Terence fece un leggero sorriso prima di abdicare.
- È ovvio che io l'abbia scelta perché mi ha fatto un'ottima impressione, il mio analista non c'entra.
- E non ha neanche intenzione di vendicarsi?
- No, glielo assicuro. Senta Candice, lo so che la nostra conoscenza non è iniziata nel migliore dei modi però... potremmo cercare di dimenticare quell'episodio in cui mi sono comportato molto molto male?
- Potrei dimenticare solo se...
- Se le chiedessi scusa?
Il semaforo tornò verde e un clacson interruppe il loro dialogo. Terence fece ripartire l'auto e Candy ebbe il tempo di pensare alla risposta. Era davvero sincero?
Arrivarono a destinazione, davanti al palazzo dove lei abitava.
- Era una scommessa - riprese Terence voltandosi verso di lei - e mi creda, i miei "amici" mi hanno già punito abbastanza! - esclamò lasciandole intendere che si erano divertiti parecchio a prenderlo in giro per la figuraccia.
Candy sorrise immaginando la scena.
- Posso sapere che cosa le ho fatto perdere?
- Avrà conosciuto David, ha l'ufficio vicino al suo.
- Sì... molto simpatico.
- Ha presente la sua auto?
- La Lamborghini nera?
- Proprio quella! Era mia.
- Oh santo cielo... mi dispiace.
- Non deve dispiacersi... me la sono cercata.
- Era molto sicuro di vincere evidentemente! - esclamò seria.
- Già...
Terence scese e le aprì lo sportello.
- La perdóno... anche se io valgo molto di più di una Lamborghini! - esclamò Candy in piedi davanti a lui, prima di allontanarsi ed entrare in casa.
- Candy finalmente... fai già gli straordinari? - le chiese Annie senza ottenere risposta.
L'amica infatti si era fermata davanti alla finestra che dava sulla strada, intenta ad osservare qualcosa da dietro la tenda.
L'auto di Terence non proseguì dritto, ma fece inversione per tornare indietro.
"Non era di strada" commentò Candy tra sé, con un leggero sorriso sulle labbra.
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Capitolo 6. (prima parte)

New York, dicembre 2025

Candy era piuttosto in ansia per l'incarico che le era stato affidato: organizzare un evento di beneficenza così importante, con tutta quella gente famosa...
Si era addirittura portata un po' di lavoro a casa, voleva rivedere gli inviti ed essere sicura che tutto fosse perfetto. Ormai mancavano solo due giorni e aveva ancora un sacco di cose da sbrigare!
- Ommioddio... non ce la farò mai! E se qualcosa andasse storto? Sarò licenziata ancora prima di essere assunta, me lo sento!
- Caosa stai borbottando? - le chiese Annie vedendola così agitata.
- Sto riguardando gli inviti e temo di essermi dimenticato qualcuno!!!
- Fa' vedere... wow Candy... ma qui c'è davvero un sacco di gente incredibile!!! E non mi dici niente? Alla faccia della beneficenza! Sembra di stare ad Hollywood!
- In effetti è un evento a cui partecipano veramente in tanti e oltretutto in maniera gratuita.
Annie continuava a scorrere quella lunga lista di nomi con gli occhi sempre più grandi! Ad un certo punto si mise seduta come in preda ad un improvviso svenimento.
- Non posso crederci... non può esserci anche lui!
- Di chi stai parlando?
- Ma del più fantastico, meraviglioso ed elegante insegnante di danza che sia mai esistito!... Archibald Cornwell!
- Davvero è così famoso? Io non lo conosco!
- Tu non lo conosci perché sei assolutamente ignorante in fatto di danza classica!
- Beh non hai tutti i torti - rispose Candy con una linguaccia.
- Oh Candy... ti prego ti prego ti prego... devo assolutamente conoscerlo!!
- Ma Annie...
- Devo venire a quella festa!
- Non saprei come fare... l'accesso è consentito solo agli invitati e agli artisti che si esibiranno.
- Perfetto! Io sono un'artista... potrei esibirmi... farò qualsiasi cosa pur di essere lì, ti scongiuro.
- Beh... potrei inserire un'esibizione di danza... in effetti non sarebbe una cattiva idea... naturalmente senza compenso dal momento che si tratta di beneficenza...
- Oh Candy figurati cosa me ne importa... conoscerò Archibald Cornwell... santo cielo!
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A&G, salone delle feste
20 dicembre 2025
Il salone era ormai al completo!
Il signor Ardlay aveva fatto gli onori di casa con un discorso con cui aveva dato il benvenuto e ringraziato tutti i presenti che come ogni anno avevano dimostrato la loro generosità attraverso cospicue donazione.
Terence vicino a lui aveva dato il via alla serata, introducendo il primo artista che era pronto ad esibirsi.
Annie, davanti allo sguardo attento di Cornwell, eseguì un delicato balletto sulle note di "Carol of the bells". Candy era ammirata dalla sua grazia che lasciò tutti piacevolmente colpiti, non essendo una ballerina conosciuta.
- Spero proprio che questa occasione le dia la possibilità di realizzare i suoi sogni, se lo merita - mormorò Candy orgogliosa dell'amica.
Anche Albert era molto soddisfatto di come stesse andando la serata.
- Credo proprio che Miss White abbia fatto un ottimo lavoro! Che ne pensi Terry?
- Direi proprio di sì, oltretutto ha pensato bene di risparmiare sul budget che aveva a disposizione...
- Eccola che arriva - lo interruppe Albert vedendola dietro di lui.
Terence si voltò e...
- Miss White devo farle i miei complimenti, una splendida serata.
- La ringrazio signor Ardlay, sono molto soddisfatta anche se il merito non è solo mio... molte persone mi hanno aiutato...
Terence cercava di ascoltare cosa stesse dicendo ma sembrava alquanto distratto...
- È riuscita persino a limitare le spese pur facendo un ottimo lavoro!
- Beh ho pensato che uno sfarzo eccessivo non fosse adatto ad un evento benefico.
- Mi sembra giusto... non credi Terence?
- Come?
- Terence mi sembri un po' distratto...
- No è che...
Sembrava aver perso le parole, forse erano finite nella scollatura dell'abito in velluto verde che accarezzava dolcemente le forme di Miss White?
Non ebbe comunque il tempo di spiegarsi perché qualcuno lo raggiunse alle spalle coprendogli gli occhi con le mani.
- Indovina chi sono?
- Non saprei... Jennifer?
- No!
- Allora... vediamo... Isabel?
- No, Terry... lo stai facendo apposta! - esclamò la ragazza delusa, liberandogli gli occhi.
Lui si voltò ridendo, poi si allontanò con lei.
Annie intanto si era cambiata ed aveva raggiunto Candy.
- Un'altra vittima del suo fascino! - esclamò osservando Terence all'angolo bar insieme alla ragazza.
- Perché?
- Non li leggi i giornali Candy? Li hanno già fotografati insieme in più di un'occasione.
- Lei è Susan Marlowe?
- Già... sembra essere proprio il suo momento! Il suo ultimo film è uscito da poco e ha già ottenuto un grandissimo successo... ed ora si è anche accaparrata uno degli uomini più sexy di tutta New York!
Continua...
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Capitolo 6. (seconda parte)

A&G, salone delle feste
20 dicembre 2025

La serata si concluse e tutto andò per il meglio, più o meno... perché a volte capita che niente è come sembra e basta poco per far saltare il banco!
C'era stato un momento in particolare in cui alcuni sguardi si erano incrociati da una parte all'altra del salone, schivando gli invitati che ballavano e i camerieri che servivano champagne.
Terence, liberatosi per qualche minuto della presenza dell'attrice, stava parlando con Albert di un affare importante che stavano cercando di chiudere prima della fine dell'anno.
- Hanno preteso la presenza di almeno uno dei titolari per la firma del contratto, di conseguenza credo proprio che uno di noi due debba partire... e dal momento che io sarò in Brasile...
- Ecco lo sapevo che toccava a me vedermela con i francesi!
- Dai Terry di cosa ti lamenti? Parigi in questo periodo è ancora più bella!
- Peccato che io sarò lì per lavoro e per giunta da solo!
- Potresti chiedere a Susan di accompagnarti, così uniresti l'utile al dilettevole!
- Cosa? Scherzi! Quella si è già montata la testa e non mi molla un secondo... figurati se le chiedessi di venire con me a Parigi, praticamente si vedrebbe già con l'anello al dito!
- Mi dispiace Terry ma se vogliamo chiudere il contratto è necessario che tu vada.
- Lo so, lo so... non preoccuparti. Spero solo di concludere velocemente, gli concedo un paio di giorni al massimo.
Intanto, dall'altra parte del salone, Candy ed Annie stavano scherzando tra loro, stanche ma felici per il successo della serata. David, il vincitore della scommessa che se ne andava in giro pavoneggiandosi con la Lamborghini di Terence, si era avvicinato con la scusa di voler conoscere la ballerina. In realtà, da quando Candy era entrata alla A&G non le aveva tolto gli occhi di dosso, raggiungendola sempre casualmente al momento della pausa caffè o trovando qualunque tipo di scusa per andare nel suo ufficio.
Terence, mentre parlava con il socio, teneva d'occhio le mosse di David il quale si era accorto degli sguardi minacciosi che gli piovevano addosso. Così, dopo aver guardato Terry con aria di sfida, si era voltato di spalle e si era avvicinato a Candy, dicendole qualcosa all'orecchio, lasciando scivolare una mano attorno alla sua vita.
- Scusami un momento Albert - era scattato Terry - Cornwell, quanto tempo!
- Ciao Terence, ti trovo bene. Una splendida serata, complimenti.
- Potrebbe diventare ancora più splendida, vieni con me...
Terence insieme all'amico di diresse verso Candy.
- Il mio amico Archie sarebbe molto felice di fare la sua conoscenza Miss Brigthon.
- La sua performance è stata eccellente, mi chiedo per quale motivo io non abbia mai sentito parlare di lei!
- Oh per me è un onore conoscerla, lei è un maestro a cui tutti i ballerini si ispirano, le sue coreografie sono sempre così originali!
Mentre Cornwell continuava a parlare con la talentuosa ballerina, David ne aveva approfittato per portare avanti il suo spudorato corteggiamento.
- Ah scusami David se vi interrompo, ma hanno appena avvisato dal garage... pare ci sia una Lamborghini che sta suonando... ti consiglierei di andare a controllare.
- Come sta suonando! - esclamò David allarmato correndo verso l'ascensore.
- David farebbe di tutto per una macchina!
Candy sorrise, probabilmente avendo compreso il giochetto di Terry.
- La ringrazio per aver presentato Cornwell alla mia amica Annie, non osava ma desiderava molto conoscerlo.
- Non ringraziarmi, in realtà l'ho fatto per un secondo fine - esclamò Terry maliziosamente.
Candy lo guardò stranita.
- No, cos’ha capito? Devo chiederle un favore.
- Un favore?
- Sì, è mai stata a Parigi?
- No.
- Le piacerebbe andarci?
- Non la seguo...
- Devo andare a Parigi per chiudere un contratto, così ho pensato che potrebbe essere un'ottima occasione per lei, per migliorare le sue competenze...
Candy non sembrava troppo convinta.
- D'accordo, confesso... non ho assolutamente voglia di andarci da solo!
- Quando dovremmo partire?
- Dopodomani. Naturalmente trattandosi di un viaggio di lavoro tutte le spese sono a carico dell'azienda.
Candy ancora esitava.
- Le giuro che saremo di ritorno prima di Natale!
- D'accordo.
- Davvero, accetta?
- Sì.
- Bene, le farò avere i dettagli domani, in ufficio. Grazie.
- Di niente.
- Non c'era nessuna Lamborghini che suonava!
- Mi dispiace David, mi sarò sbagliato.
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Capitolo 7.

New York, dicembre 2025

Sul taxi che le riportava a casa, finita la festa, Candy era molto silenziosa al contrario di Annie che era un fiume in piena.
- Oh Candy è stata una serata incredibile, non ti ringrazierò mai abbastanza! Da oggi potrebbe cambiare tutta la mia vita, lo sai che Cornwell mi ha chiesto il numero? Ha detto che mi farà sapere quando sarà disponibile per farmi un provino... potrei entrare nel suo corpo di ballo! Ti rendi conto? Ancora non ci credo... sto tremando e non per il freddo! Candy... Candy... mi ascolti?
- Come? Scusami Annie sono così stanca che non vedo l'ora di infilarmi nel letto. Questa scarpe che mi hai prestato poi sono una vera tortura...
- Candy eri bellissima stasera, oltre che bravissima! La festa è stata un vero successo, il signor Ardlay ti ha fatto complimenti giusto? Ah che uomo meraviglioso e la fidanzata... che carina... sono una coppia splendida e molto affiatata!
- Sì, mi ha detto che ho fatto un ottimo lavoro.
- Ma...
- Niente ma.
- Beh tu non sembri molto soddisfatta invece.
- È che dopodomani devo partire e sono un po' preoccupata.
- Partire?
- Sì, un viaggio di lavoro per chiudere un contratto... è richiesta la presenza del titolare dell'azienda e mi ha chiesto di accompagnarlo.
- Wow! Dove?
- A Parigi.
- Doppio wow!! Andrai a Parigi, col signor Ardlay?
- No, non con lui.
- Non con lui!
- No... con Terence. È stato Terence a chiedermi di accompagnarlo.
- E tu hai accettato?
- Potevo rifiutare, secondo te? È un'ottima opportunità per migliorare il mio curriculum.
- Ma Candy... sarai da sola con lui a Parigi! Ti sei dimenticata come si è comportato al Foxy?!
- No che non me lo sono dimenticato però... si è scusato per quell'episodio e da quando sono in azienda ha sempre avuto un comportamento corretto, anzi mi ha aiutato in ogni modo.
- Beh in effetti, anche stasera è stato molto gentile a presentarmi Cornwell, gli avevo detto qualcosa?
- No, non sapevo che fossero amici.
- Pare abbiano frequentato lo stesso college, ma Cornwell non mi ha voluto dire di più... come se ci fosse qualcosa da nascondere.
- Ormai è fatta, devo preparare i bagagli.
- Quanto resterete?
- Un paio di giorni, mi ha assicurato che saremo di ritorno prima di Natale.
- L'importante è che tu sia tranquilla, lo sei?
- Beh insomma, comunque... non dimenticarti che mordo!
In effetti, la mattina della partenza, Candy non era tranquilla per niente!
Un taxi era passato a prenderla per portarla in aeroporto dove aveva trovato Terence ad aspettarla. Lui sembrava invece di ottimo umore.
L'aereo aveva avuto un piccolo problema e il decollo era stato rimandato di qualche minuto.
Candy era sempre più agitata e Terence lo aveva notato.
- Miss White, tutto bene?
- Sì certo... perché?
- Mi sembra alquanto nervosa o sbaglio? Si sente poco bene?
- No no sto benissimo... eh che... fra quanto partiamo?
Proprio in quel momento il rombo dei motori la fece sobbalzare.
- Ehi Candy... non avrai paura di volare? - le chiese Terence abbandonando le formalità.
- Forse...
L'aereo iniziò a muoversi sulla pista. Candy si mise una mano sugli occhi, mentre con l'altra si aggrappava alla poltroncina. Lui vi posò la sua fino a quando il decollo non fu completato.
- Puoi aprire gli occhi adesso o ti perderai lo spettacolo.
Lei guardò fuori dal finestrino, New York era bellissima da lassù. Non si era accorta di stringere ancora la mano di Terence.
Arrivarono a Parigi poco prima di pranzo. L'appuntamento con gli industriali francesi era fissato per il giorno dopo per cui avevano il pomeriggio libero. Terence che conosceva molto bene la città mostrò a Candy le meraviglie di Parigi e gli angoli più nascosti. L'ultima tappa fu la famosa torre.
- Trovarsela davanti fa un altro effetto, mette quasi soggezione.
- Qui ci vuole una foto!
- No dai... non sono fotogenica!
- Sarebbe un peccato non avere un ricordo di una bellezza così!
Terence scattó la foto con il proprio telefono.
- Bellissima! - esclamò ammirandola.
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Capitolo 8. (prima parte)

Parigi, 23 dicembre 2025

- Sei stata brava, devo ammetterlo.
- Ma dai, non ho fatto niente.
- Ti sbagli, la tua presenza all'incontro di oggi è stata molto utile e poi, forse non ci hai fatto troppo caso, ma Monsieur Perrin parlava con me, ma guardava te.
- Sì questo l'ho notato... quindi dicendo che sono stata brava ti riferisci solo a questo?
- No... mi riferisco al fatto che sei intervenuta in mio favore ogni volta che il francese ha avuto da ridire sul qualcosa.
- Allora grazie!
- Grazie a te e... dal momento che abbiamo concluso positivamente e addirittura prima del previsto, direi che ci meritiamo un premio!
- Un premio?!
- Sì... ti piace il teatro?
- Adoro il teatro!
- Bene... allora casualmente ho qui due biglietti per lo spettacolo di questa sera alla Comédie Française.
- Wow... come hai fatto?
- Segreto. Allora andiamo? Abbiamo circa due ore prima che inizi, possono bastare?
- Direi di sì... ma ci sarebbe un piccolo problema.
- Cioè?
- Non avevo previsto un'uscita a teatro per cui non ho niente da indossare che possa essere adatto.
- Non sai che Parigi è la capitale della moda? Pensi che in uno dei migliaia di negozi parigini non ci sia un abito per te? Vieni con me.
- Aspetta Terence, non credi sia il caso di allontanarsi dagli Champs Élysées?
- Non preoccuparti, sei in viaggio per lavoro... paga l'azienda!
- No dai, non posso accettare.
- Candy non fare tante storie, vuoi mandarmi a teatro da solo?
- No...
- Allora muoviti!
Candy alla fine dovette cedere all'insistenza di Terence. Entrati in un negozio molto elegante, provò alcuni abiti, mentre lui era impegnato al telefono. Telefono che rischiò di finire per terra quando lei, uscendo dal camerino, si voltò verso di lui dicendo - Cosa ne dici di questo?
Terence rimase letteralmente a bocca aperta per qualche istante poi riuscì con un gesto della mano (avendo la salivazione azzerata!) a farle capire che era perfetto.
Tornarono in hotel per prepararsi, dandosi appuntamento nella hall.
Quando Candy arrivò lui era già lì ad aspettarla.
- È bellissima Miss White!
- Anche lei non è niente male Mr Graham!
Scherzarono come due ragazzini. Poi salirono sull'auto che Terence aveva noleggiato e si diressero verso Place Colette.
Durante il tragitto il telefono di Terry squillò. Apparve il nome sullo schermo e lui rispose.
- Pronto.
- Terry ma dov'eri finito? È tutto il pomeriggio che ti cerco.
- Avevo una riunione importante, dovevo chiudere un contratto.
- Avresti potuto almeno richiamare!
- Susan sto guidando e sei in vivavoce, non sono da solo, se hai qualcosa di importante da dirmi ti ascolto altrimenti ci sentiamo domani, ok?
- Quando torni?
- Domani, nel pomeriggio...
- D'accordo, ci vediamo quando sei a New York.
Terence chiuse la chiamata senza mostrare nessuna reazione in particolare. Anche Candy non fece alcun commento. Ma rimasero entrambi silenziosi fino al loro arrivo a teatro.
Presero posto in uno dei palchi laterali, la visuale era ottima.
Candy scattó qualche foto allo splendido teatro. Poi si avvicinò a Terence chiedendogli di fare una foto insieme da mandare al signor Ardlay.
- Perché non la mandi a David invece?
- Cosa c'entra David?
- Andiamo Candy... se ne sono accorti tutti che gli piaci!
- È un problema?
- No no... se va bene a te!
Le luci si spensero. Stava per avere inizio lo spettacolo!

Continua...

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Capitolo 8. (seconda parte)

Parigi, Comédie Française
23 dicembre 2025

- Ti vedrei bene nel ruolo del cavaliere di Ripafratta! Soprattutto quando ha detto "Donne? Alla larga da tutte quante!"
- Io ci starei anche alla larga, ma sono loro che mi inseguono. Invece tu saresti una perfetta Mirandolina!
- Certo, una donna libera e indipendente che non ha bisogno di un marito per vivere.
- Di un marito forse no, ma di un amore sì!
- Intanto il cavaliere prende in giro gli altri due innamorati di Mirandolina e poi fa la stessa fine, cade ai suoi piedi.
- Con dignità!
- Non mi sembra! E poi lei non lo vuole più!
- Perché a Mirandolina piace l'arrosto e del fumo non sa che farsene!
- Quella battuta mi ha fatto troppo ridere. Anche quando dice "l'orso pian piano si troverà al guinzaglio".
- Beh però lei fa di tutto per incantarlo!
- È solo una scommessa con se stessa.
- Ah... quindi ammetti che si possa scommettere sull'amore!
- No!
Scoppiarono a ridere, continuando a ricordare le battute dell'opera di Goldoni che avevano visto a teatro. Avevano trascorso una piacevole serata, scambiandosi sguardi divertiti. Solo per un attimo si erano guardati in modo diverso, si erano voltati l'uno verso l'altra nello stesso istante, restando occhi negli occhi, in un tempo sospeso. L'applauso del pubblico li aveva fatti tornare alla realtà.
Usciti da teatro, fuori faceva un gran freddo.
- Che ne dici se troviamo un posto più caldo e magari mangiamo qualcosa?
- Ottima idea! Sono affamata e sto congelando.
Raggiunsero in auto un ristorante poco lontano, l'Epicure. Non troppo affollato, per fortuna. Terence ordinò da bere.
- Ti avviso, se bevo alcolici mi viene il singhiozzo, piuttosto rumoroso!
- Correrò questo rischio... a Parigi lo champagne è d'obbligo.
Mangiarono in silenzio per un po'. L'atmosfera era piacevole, calda ed accogliente. Candy si rese conto per la prima volta che stava molto bene con Terence e le venne naturale desiderare di conoscerlo meglio.
- Tu ed Albert siete molto amici oltre che soci, vero?
Il telefono di Terence li interruppe. Lui lo prese e lo spense, rimettendolo nella tasca interna della giacca.
- Scusami, dicevi?
- Tu ed Albert sembrate molto amici, non solo soci.
- Assolutamente prima amici, poi soci.
- Da tanto tempo?
- Dieci anni più o meno.
- Come vi siete incontrati?
Terence sorrise, ma tornò subito serio.
- Se ti va di raccontarmelo.
- Certo figurati... l'ho conosciuto una sera, me ne ero appena andato di casa, non era un bel periodo. All'inizio è stata dura. Non avevo un lavoro, non avevo soldi... e non sapevo dove andare. Quella sera non stavo bene, avevo bevuto troppo e qualcuno si era divertito a rubarmi gli ultimi dollari che avevo in tasca. Non ricordo granché... so soltanto che Albert mi trovò fuori da un locale, nel parcheggio, vicino alla sua auto. Non mi fece troppe domande. Mi portò a casa sua e da quella volta per me è come un fratello, farei qualsiasi cosa per lui.
- Perché eri andato via di casa?
- Diciamo che mio padre ed io vediamo la vita in maniera molto diversa.
Terence non proseguì il discorso e Candy non chiese altro in merito.
- E quand'è che siete diventati soci?
- Da qualche anno... ho iniziato a lavorare in azienda da subito, ai piani bassi, con i soldi che guadagnavo sono riuscito a finire di studiare. Dopo, gradino dopo gradino, passando da tutti i livelli, sono arrivato dove sono adesso.
- Sei orgoglioso di questo.
- Molto, ma sono anche grato ad Albert, se non avessi trovato lui non so se ce l'avrei fatta, anche se lui afferma il contrario.
- Ha molta stima di te.
- Ed io di lui!
Terence abbassò lo sguardo. Il suo tono di voce si era fatto più morbido e incerto.
- Dopo che ti ho raccontato la mia storia probabilmente la tua opinione su di me sarà ancora peggiore di quella già pessima che avevi.
- Non è vero.
- Ah no? Non sono forse un arrogante superficiale maschilista e anche un po' mascalzone?
- Chi ti ha detto queste cose?
- Qualcuno che ti ha sentito quella sera.
- Beh io...
Candy non riuscì a continuare la frase perché, come previsto, le uscì un fortissimo singhiozzo che fece voltare le persone sedute ai tavoli vicini.
Terence in un primo momento restò sorpreso poi non ce la fece a non ridere, mentre Candy cercava di trattenersi con una mano sulla bocca.
- Oh Candy sei unica... io non l'ho mai conosciuta una ragazza come te!
- Che gente noiosa hai freq...
Inutile provarci, non riusciva a parlare.
- Andiamo?
- Sì... ti pre... go..
Uscirono dal ristorante, Candy singhiozzando, Terence ridendo!
- La finisci di ridere!!!
- Ok... posso fare qualcosa?
- Facciamo due pa... ssi... l'aria fresca di so... li... to...
- Ok ok... andiamo.
Passeggiarono alcuni minuti, faceva molto freddo e Terence le passò un braccio attorno alle spalle per scaldarla. Candy non si ritrasse, era piacevole sentire il suo calore vicino.
Il singhiozzo passò in pochi minuti.
- Mi dispiace, ti avevo avvisato che lo champagne mi avrebbe fatto quest'effetto.
- Non preoccuparti... è stato divertente in fondo.
Improvvisamente tra loro calò il silenzio. Candy alzò il viso e trovò gli occhi di lui, mentre avvertiva il peso leggero del suo braccio. Fu un attimo, troppo breve. Lei abbassò gli occhi. Lui disse che era meglio rientrare.
Tornarono in hotel. Si salutarono nel corridoio dove si trovavano le loro camere.
- Ti ringrazio Terence, è stata una serata piacevole, molto.
- Anche per me, buonanotte.
- Buonanotte.
Appena chiusa la porta, Candy si sentì una perfetta idiota.
- Devo chiamare Annie!
Il telefono dell'amica squillò dall'altra parte dell'oceano.
- Pronto Candy.
- Annie... sono nei guai!
- Cosa? Che succede? Il contratto con i francesi?
- No, quello alla grande...
- Allora cosa c'è? Qual è il problema?
- Il problema è lui!!!!
- Lui? Che cosa ti ha fatto?
- Niente... non mi ha fatto niente!
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Capitolo 9. (prima parte)

Parigi, Savoy Hotel
23 dicembre 2025

Candy sta parlando con Annie al telefono...
- Sono una stupida... una stupida!!!
- Candy vuoi calmarti e spiegarmi cosa ti succede?
- Oh Annie... come si può essere a Parigi con un ragazzo meraviglioso e fingere di essere solo amici!!
- Perdonami ma chi sarebbe il ragazzo meraviglioso?
- Ma come chi? Terence!
- Candy io non ti seguo...
- E lui non ci ha neanche provato... perché sono una stupida!
- Aspetta un attimo: sei partita per Parigi preoccupata, dicendomi che se Terence ti avesse anche solo sfiorata con lo sguardo lo avresti morso e ora ti dai della stupida perché non l'ha fatto. Mi sono persa qualcosa?
- Sì Annie, perché in questi due giorni è cambiato tutto! Lui è stato così carino con me per tutto il tempo, però poco fa siamo tornati in albergo e niente... mi ha detto solo buonanotte!
- Sei sicura che sia cambiato tutto in questi due giorni? Oppure speravi già che accadesse qualcosa, ma non volevi ammetterlo?
- Beh forse... speravo che lui si mostrasse diverso da quell'arrogante del Foxy... e lui lo ha fatto... però evidentemente lo ha fatto per gentilezza non per altro!
- Non c'è stato nessun segnale di interesse da parte sua?
- No, non mi pare... me ne sarei accorta no?
- Candy, senza offesa, ma in certe situazioni non sei mai stata molto perspicace.
- Che intendi dire Annie?!
- Secondo me qualcosa ti è sfuggito! Dunque, partiamo dall'inizio. Il volo per Parigi com'è andato?
- Beh lo sai che ho paura di volare...
- Quindi?
- Mi ha tenuto la mano durante il decollo e l'atterraggio.
- Ok! Poi?
- Quando siamo arrivati abbiamo fatto un giro della città, lui la conosce molto bene... l'ultima tappa è stata la Torre Eiffel... mi ha scattato una foto col suo telefono, dicendo che era un peccato non avere un ricordo di una tale bellezza!
- E tu hai pensato che si riferisse alla torre naturalmente!
- Sì.
- Oh Candy!!! Poi?
- Il giorno dopo abbiamo chiuso il contratto con i francesi e Terence mi ha detto che ero stata molto brava.
- Perfetto! Poi?
- Poi... visto che avevamo concluso prima del previsto, mi ha proposto di uscire, di andare a teatro.
- Scommetto che per caso aveva due biglietti!
- Sì, come fai a saperlo?
- Candy possibile che tu non ti renda che aveva già organizzato tutto!
- Dici?
- Si! Quindi siete andati a teatro?
- Si, cioè no... non avevo un abito adatto e così siamo andati a comprarne uno.
- Dove?
- D&G... Champs Élysée.
- Ti ha comprato un abito di Dolce e Gabbana!!!
- Mi ha detto che pagava l'azienda...
- Certo altrimenti non avresti accettato, giusto?
- Infatti.
- Candy l'azienda è sua!!!!
- Non gridare Annie... ho capito!
- Quando ti ha vista con quell'abito ha detto qualcosa, ha fatto qualche commento?
- Mi ha detto che ero bellissima.
- Ecco. A teatro com'è andata?
- A teatro è stato molto piacevole e divertente, abbiamo riso un sacco.
- Quindi è anche simpatico.
- Molto e conosceva tutte le battute.
- Dopo?
- Siamo andati a cena e mi ha parlato di sé, come non aveva mai fatto. Mi è sembrato così vero, sincero! Però poi ho bevuto lo champagne..
- Oh no... ti è venuto il singhiozzo?
- Sì che vergogna, però lo avevo avvisato... e lui mi ha detto che una ragazza come me non l'ha mai conosciuta.
- Quindi siete usciti?
- Si... abbiamo fatto una breve passeggiata, faceva molto freddo e... mi ha abbracciata mentre camminavamo... poi c'è stato un momento in cui ho creduto che mi baciasse...
- Ma non l'ha fatto?
- No... forse perché io ho abbassato gli occhi.
- Ti pareva! Candy sei un disastro!
- Poco fa siamo tornati in albergo... e lui ora starà dormendo beato nella sua stanza, mentre io sono qui a darmi della cretina!
- E fai bene!
- Ma Annie!
- È chiaro che è cotto e tu più di lui!
- Adesso come faccio? Domattina presto abbiamo il volo, torniamo a New York!
- Hai ancora circa 9 ore a disposizione.
- In aereo... cosa posso fare?
- Beh... se va in bagno potresti seguirlo.
- Annie!!!
- Sto scherzando!
- Non è il momento di scherzare.
- Vediamo... avrete qualche giorno di vacanza per Natale?
- Sì, una settimana.
- Perfetto, quando arrivate a New York e vi salutate, prova a chiedergli cosa farà in questi giorni... se ha qualche impegno in particolare. Lui se vuole a quel punto potrebbe proporti qualcosa, che ne dici?
- Dico che è una grande idea!
- Mi raccomando però Candy, sta' tranquilla e non ti agitare, ok?
- Ok ci provo.
- Ci sentiamo quando arrivi.
- D'accordo, grazie Annie.
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Capitolo 9. (seconda parte)

New York, 24-25 dicembre 2025

Candy era appena rientrata nel suo appartamento. Annie le corse incontro sperando di ricevere buone notizie, ma l'espressione dell'amica non prometteva nulla di buono.
- Allora, cos'è quella faccia da funerale?
- C'era quella all'aeroporto.
- Quella chi?
- L'attrice - rispose Candy con un filo di voce, gettandosi sul divano.
- Ma come? Lui lo sapeva?
- No! Gli ha fatto una sorpresa... quanto la odio!
- Quindi non gli hai parlato?
- No!!! In aereo mi ha detto che aveva la macchina e che mi avrebbe accompagnata a casa. Aspettavo di essere da sola con lui per parlargli... invece. Come siamo usciti dall'aeroporto è spuntata fuori quell'oca giuliva! Cosa ci troverà in lei!
- E quindi?
- Quindi niente, gli ho detto che prendevo un taxi e me ne sono andata!
- Brava!
- Brava un corno! Adesso lei lo inviterà di sicuro a qualche mega festa hollywoodiana che poi si sa come vanno a finire... ed io non lo rivedrò mai più!
- Dai Candy... ragioniamo. Da quello che dici Terence non mi sembra molto preso da questa Susan e in ufficio lo rivedrai di sicuro.
- Si tra una settimana, sai quante cose possono accadere in una settimana!
- Non essere così tragica! Senti adesso perché non ti fai un bel bagno e ti riposi, sarai stanca. È la vigilia di Natale, ho invitato alcuni amici domani a pranzo così ci divertiamo un po' ok?
Candy era in effetti molto stanca e delusa, delusa da se stessa soprattutto. Per fortuna dopo essersi cambiata si addormentò profondamente.
La mattina passò tra i preparativi in cucina e Candy sembrò aver recuperato un po' di ottimismo. La tavola imbandita e decorata le metteva sempre allegria, le ricordava il Natale di quando era bambina. Fu una bottiglia di champagne, regalo di un amico, a farle tornare la malinconia, ricondandole il suo singhiozzo parigino.
Con Annie cercò di minimizzare il suo malumore, dando la colpa al jet lag, ma l'amica sapeva che non era vero.
Dopo pranzo però, improvvisamente, un sorriso rischiarò il volto di Candy.
- Che succede? - domandò Annie curiosa.
- Niente... un messaggio - rispose lei osservando il telefono come fosse un tesoro.
- Eh no carina, non fare la furba con me, fa' un po' vedere chi ti ha scritto e cosa! - esclamò Annie avvicinandosi per sbirciare lo schermo e leggere il messaggio.
- Buon Natale. TG. Chi è TG? Aspetta non me lo dire, lo so, lo so... TG è Terence Graham! Ho indovinato?
- Sì!
- Evviva... ti sta pensando!
- Ma no dai... sarà uno di quei messaggi automatici che l'azienda manda a tutti i dipendenti.
- Che sciocca sei, avrebbe firmato così un messaggio destinato ai dipendenti!?
- Dici di no?
- Certo che no! Rispondigli, muoviti! E chiedigli dov'è... - le suggerì allontanandosi.
Candy gli scrisse.
Buon Natale anche a te.
Lui rispose subito dopo.
Come stai? Il tuo singhiozzo?
Bene, non ho bevuto champagne quindi tutto sotto controllo!
Per qualche minuto non ci furono altri messaggi. Poi...
Ti manda gli auguri anche Albert.
Ringrazialo da parte mia, siete insieme?
Sì sono a casa sua.
Candy sorrise per un attimo, poi pensò che poteva esserci anche Susan.
Adesso vado a dormire però, non ho ancora recuperato il fuso orario.
Anch'io... sono fusa dal fuso
a presto.
Ciao TG
Oddio... fu la sola cosa che riuscì a pensare Candy dopo averlo salutato.
Annie le si avvicinò osservando la sua espressione beata.
- Buone notizie vedo!
- È a casa di Albert.
- E l'oca non c'è vero?
- Credo di no... mi ha detto che ora andava a dormire perché non ha ancora recuperato.
- Ottimo!
- Mi ha detto "a presto"...
- In effeti potresti rivederlo molto presto! - esclamò l'amica con un'espressione furbetta.
- Che vuoi dire?
- Mi ha appena chiamato un certo Archibald Cornwell, ti ricordi di lui?
- Certo, te lo ha presentato Terence alla serata di beneficenza.
- Infatti... in questi giorni ci siamo sentiti ed ora mi ha chiamata per farmi una proposta.
- Che proposta?
- Mi ha detto che passerà gli ultimi giorni dell'anno in montagna, con alcuni amici e mi ha invitata!!!
- Wow Annie è fantastico!
- Sì lo è! Ma non finisce qui... indovina chi potrebbe esserci tra i suoi amici?
- Chi?
- Lui!
- Lui lui?
- Lui lui!
- O santo cielo!
- Quindi tu verrai con me!
- O santo cielo! Ci sarà di sicuro?
- Non è proprio sicurissimo al 100x100, però dai speriamo di sì!
- Penserà che sono andata lì per lui, penserà che lo perseguito!
- No, secondo me sarà molto felice di vederti, altrimenti oggi non ti avrebbe scritto.
- Oh Annie... vado a preparare la valigia!
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Capitolo 10. (prima parte)

Adirondack Mountains, Lake Placid
30 dicembre 2025

Terence era arrivato nel primo pomeriggio a Lake Placid, ritrovo esclusivo di molti newyorchesi. Dopo essersi rivisti all'evento benefico della A&G, il suo vecchio compagno di college, Archibald Cornwell, lo aveva invitato a trascorrere qualche giorno tra amici nella sua baita di montagna.
Terence all'ultimo momento aveva deciso di accettare, anche se l'idea di mescolarsi a molta gente non lo faceva impazzire. Ne avrebbe comunque approfittato per sciare.
- Ehi Terence finalmente!
- Ciao Archie come stai?
- Bene, del resto potrebbe essere diversamente in questo paradiso?
- Hai ragione! - esclamò Terry guardandosi intorno.
Era una splendida giornata di sole e la neve fresca brillava come polvere di diamante.
- Ma, sei da solo!
- Sì.
- Incredibile, Graham senza una donna, la fine del mondo è vicina!
- Le donne... meglio tenerle alla larga!
- Concordo... ogni tanto!
- Ogni tanto certo!
I due scoppiarono a ridere, poi entrarono in casa.
- Vieni, ti presento gli altri, qualcuno lo conosci già... c'è anche mio fratello.
- Chi, Stair... veramente?
- Sì, è appena tornato da una missione di pace in Sudan, mi ha fatto una sorpresa. Ehi fratellone, guarda chi è venuto a trovarci!
- Granchester... sei davvero tu?
- Sono io Stair... quanto tempo.
Stair si alzò dal divano dov'era seduto per abbracciare l'amico che non vedeva dai tempi del college.
- Ti trovo bene.
- Anche tu... mi ha detto Archie che eri in missione.
- Già... ma non parliamone ora, ti presento la mia ragazza, Patricia, Patty per gli amici.
- Piacere di conoscerti Terence, Stair mi ha parlato spesso di te.
- Spero bene!
- Più o meno! - esclamò la ragazza sorridendo.
- Stair che cosa le hai raccontato?
- Ma niente... solo che eri un donnaiolo alcolizzato!
- Ah beh... se è per questo lo sono ancora! - esclamò Terry ridendo - Devi scusarci Patty... sappiamo anche fare le persone serie, te lo garantisco.
I ragazzi continuarono a scherzare anche durante il pranzo, ricordando i tempi della scuola. Dopodiché Stair e Patty andarono a fare una passeggiata, mentre Archie rimase ad aspettare le ultime due persone che dovevano arrivare. Terence raggiunse le piste. Sciava fin da quando era piccolo e conosceva perfettamente quei luoghi.
Era già sceso e risalito un paio di volte quando, prima di ripartire, una voce femminile lo chiamò per nome. Voltandosi intravide una ragazza bionda che non riconobbe subito, dato l'abbigliamento da neve che le lasciava libera solo la bocca. Quando alzò gli occhiali invece capì immediatamente chi fosse.
La ragazza lo raggiunse.
- Ciao Terry, com'è piccolo il mondo!
- Che ci fai qui Susan?
- Potrei chiederti la stessa cosa! E comunque sono qui insieme ad alcuni amici.
- Bene, buon divertimento allora.
- Aspetta un attimo... non pensi invece che sia strano ritrovarsi qui... in questo posto meraviglioso... sarà il destino.
- Sinceramente credo che il destino non c'entri affatto!
Detto questo, Terence si gettò giù lungo la pista, ma Susan lo seguì. Arrivati a valle se la ritrovò di nuovo davanti.
- Ascoltami bene Susan, forse non sono stato abbastanza chiaro... tra noi non c'è niente e non potrà mai esserci niente! È inutile che continui a starmi dietro.
- C'è qualcun'altra vero?
- Questi non sono affari tuoi!
- Scommetto che è la biondina dell'aeroporto! Veramente ti piace quella, piena di lentiggini?
I due continuarono a discutere incamminandosi verso le baite. Il sole stava calando e la luce era sempre più debole. Nonostante questo, un paio di occhi verdi li aveva notati passeggiare insieme al tramonto.

Continua...
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Capitolo 10. (seconda parte)

Adirondack Mountains, Lake Placid
30 dicembre 2025

Dopo aver assistito a quello spettacolo, Candy rientrò nella baita e andò dritta verso la camera dove aveva lasciato la sua valigia. Annie che stava parlando con Archie e Stair, vedendola agitata, la seguì.
- Candy tutto bene?
- Benissimo!
- Ma... cosa stai facendo? - le chiese vedendola armeggiare con i vestiti.
- Chiamami un taxi, torno a New York!
- Cosa? Ma se siamo appena arrivate! Che succede?
- Succede che non sarei mai dovuta venire! Eppure me lo sentivo, me lo sentivo che ci sarebbe stata quella... ed io ora che figura ci faccio, la figura della stupida!
- Ma Candy fermati un secondo... di cosa stai parlando?
- Dell'oca!! Li ho appena visti passeggiare insieme al tramonto... scommetto che saranno qui tra poco! Devo sbrigarmi, non voglio assolutamente che lui mi veda!
- Ne sei sicura?
- Certo Annie... ti dico che li ho appena visti, sono là fuori davanti alla baita.
- Puoi aspettare un attimo che vado a vedere? Archie non mi ha detto che ci sarebbe stata anche Susan.
Candy si mise seduta sul letto cercando inutilmente di mantenere la calma. Le veniva da piangere al pensiero di vederlo di nuovo con lei.
- Perché non me ne sono rimasta a casa? Almeno non avrei saputo nulla.
Annie intanto era uscita in soggiorno e aveva chiesto ad Archie se fosse già arrivato anche Graham. Lui gli aveva risposto che l'amico era appena rientrato dalle piste e che era andato a cambiarsi. Aveva confermato inoltre che Terence era da solo.
Nonostante questo Candy era decisa ad andarsene.
- Ma Candy ragiona, perché vuoi lasciare il campo libero a quella?
- Tu non capisci Annie, lui sta facendo il doppio gioco! Evidentemente spera che almeno una delle due ceda. A Parigi sembrava tanto carino ma quando si è accorto che io non ci sono cascata è tornato dell'attrice, è evidente!
- Ok... se è così allora merita una lezione! Tu resti qui e lo ignori! Anzi magari ti fai anche vedere flirtare con qualcun altro!
- Oh Annie lo sai che non sono il tipo, non ci riuscirò mai, si accorgerà subito che sto fingendo.
- Ci sono io a darti una mano, non puoi dargli la soddisfazione di vederti andare via adesso. Forza, mettiti in tiro e andiamo a cena! Devi fargli capire cosa si è perso!
Anche se non era troppo convinta, Candy accettò il consiglio dell'amica. Quando entrò nella sala da pranzo però e lo vide, appoggiato al camino, comprese che non sarebbe stato per niente facile.
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Capitolo 11.

Adirondack Mountains, Lake Placid
30 dicembre 2025

Trovarselo davanti bello come il sole non rendeva decisamente le cose semplici!
La prima sensazione che avvertì quando lo vide, fu quella dell'abbraccio in cui l'aveva stretta passeggiando lungo la Senna: caldo, forte e delicato allo stesso tempo.
Rimase imbambolata per alcuni istanti, finché Annie, dandole un colpetto col gomito, non la riportò alla realtà. E la realtà era che poco prima lui passeggiava con un'altra!
- Terry queste meravigliose fanciulle credo che tu le conosca! - esclamò Archie rivolgendo lo sguardo alle due ragazze che erano appena entrate.
L'amico non rispose, per un momento pensò di avere le allucinazioni e di vederla ovunque. Ma quando lei le fu davanti non ebbe più dubbi.
- Candy...
- Ciao Terence! - esclamò Candy decisa, cercando di respirare normalmente.
- Che... che cosa ci fai qui? (era la seconda volta quella sera che faceva questa domanda ad una ragazza! Forse aveva ragione Susan, il destino stava giocando con lui.)
- Sono in vacanza, mi diverto... o puoi divertirti solo tu?!
Terence rimase sorpreso dall'atteggiamento leggermente polemico di Candy. Poi ripensò a come l'aveva lasciata all'aeroporto, avrebbe dovuto spiegarle un po' di cose. Dal momento che anche lei era lì, era sicuro che avrebbe avuto modo di farlo.
- Bene ragazzi la cena é pronta... che ne dite di accomodarci a tavola - intervenne il padrone di casa.
Tra gli amici di Cornwell c'erano soprattutto artisti della sua Accademia di danza con cui Annie si era subito trovata bene. Candy si era seduta vicino a Stair e Patty, Terence era proprio davanti a lei all'altro lato del tavolo, tra due ballerine interessate a fare la sua conoscenza, mentre lui si stava facendo raccontare da Stair i dettagli della sua ultima missione.
- Accidenti Stair, sembri così tranquillo mentre parli di scenari di guerra... cavolo non deve essere per niente facile!
- Siamo addestrati per questo, anche se a volte vorresti non vedere.
- Oh per favore, possiamo evitare di parlarne almeno in questi giorni - pregò Patty rivolta a Stair che le dette un bacio leggero sulle labbra.
- Perdonami, hai ragione Patty, ma devi sapere che questo Stair mi incuriosisce molto perché quello che ho conosciuto io al college era molto diverso!!
- Ecco bravo Terence, raccontami lo Stair che hai conosciuto tu!
- Posso? - chiese Terence all'amico sorridendo.
- No dai, così non vale!
- Perché, hai qualcosa da nascondere? - domandò Patty.
Candy li ascoltava, o forse no, era decisamente distratta dai suoi occhi, dal suo sorriso, dai suoi gesti, dal bicchiere che sfiorava con le labbra...
Dovette alzarsi per evitare di essere scoperta. Qualcuno aveva messo della musica per animare la serata, l'alcol aveva fatto il resto e l'atmosfera si stava scaldando.
Candy andò verso il camino, ma prima che vi arrivasse uno dei ballerini amici di Cornwell l'afferrò per la vita facendole fare una piroetta.
- Piacere di conoscerla mademoiselle...
- Candy - rispose continuando a volteggiare .
- Io sono Jérome.
- Francese!
- Oui.
I due continuarono a ballare e a parlare, mentre qualcuno li osservava stupito. Anche perché dopo Jérome, Candy ballò con Gregory, Luis, Maximilian e qualcunaltro di cui non ricordava il nome! Dopo un po' dovette sedersi per riprendere fiato.
Terence le si avvicinò offrendole un bicchiere d'acqua.
- Avrai sete dopo tutto questo movimento!
- No grazie.
- Volevo dirti che mi dispiace per essermene andato in quel modo all'aeroporto, ma non mi aspettavo di...
- Non preoccuparti figurati, non c'è problema, anch'io del resto me ne sono andata in fretta, avevo un impegno.
- Sbaglio o ce l'hai con me?
- Per quale motivo dovrei avercela con te! Scusa ma non ho voglia di parlare, ho voglia solo di divertirmi.
Detto questo si allontanò tornando a ballare.
Terence continuò ad osservarla per un po' senza riuscire a trovare una spiegazione valida al suo comportamento.
- D'accordo, ti vuoi divertire? Allora divertiamoci!
Anche lui si gettò nella mischia, subito raggiunto dalle due ballerine che sembravano molto interessate a fare la sua conoscenza.
Ecco, lo sapevo che questo gioco della gelosia non faceva per me - pensò Candy notando come le ragazze se lo mangiassero con gli occhi - quanto potrò resistere! Chi me lo ha fatto fare di infilarmi in questa situazione! Ma guardalo, guardalo come si diverte! Non avrà bevuto... giuro che se esagera... io... io...
- Candy tutto bene?
- No Annie!!!
- Che c'è?
- Non ce la posso fare... l'oca non c'è, ma lui non si fa problemi vedo... proprio non ce la fa a stare lontano da una donna! Ma tu guarda di chi dovevo innamorarmi!
Annie fissò l'amica, la situazione era più grave di quanto pensasse.
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Capitolo 12.

Adirondack Mountains, Lake Placid
31 dicembre 2025

- Candy ma dov'eri finita? Ti stavo cercando...
Annie entrò nella loro stanza e subito non si accorse degli occhi lucidi dell'amica.
- Niente... sono stanca e ho preferito venire a letto.
- Troppi balli e troppo ballerini forse! - esclamò Annie con aria maliziosa.
Candy non rispose, lei allora le si avvicinò e solo a quel punto si rese conto che stava piangendo.
- Candy... che succede?
- Annie non ci riesco, avrei dovuto immaginarlo... non serve a nulla farlo ingelosire, che cosa vuoi che gliene importi a uno come lui che cambia ragazze come fossero camicie!
- Mi dispiace Candy, forse la mia non è stata una grande idea... però non credevo che tu fossi così presa. Sei... innamorata di lui, perdutamente direi, non ti ho mai vista piangere per un ragazzo!
- Vedi quando ho iniziato a lavorare alla A&G avevo un'idea molto precisa di lui, del resto dopo il suo comportamento al Foxy, ero convinta fosse un arrogante viziato e insensibile.
- E poi cosa è successo?
- Giorno dopo giorno ho scoperto un ragazzo completamente diverso e ora non riesco più a togliermelo dalla testa!
- Perdonami Candy... ma perché allora a Parigi non gli hai parlato?
- Beh sapere della Marlowe mi ha bloccata... ho avuto paura che lui mi dicesse che è già impegnato. Infatti lei si è presentata all'aeroporto e poi anche qui! È evidente che tra loro ci sia qualcosa.
- Ok lei è qui, però non sono insieme. Insomma se ci fosse un interesse da parte di Terence sarebbe con lei ora. Non credi?
- Questo è vero... pensavo che stasera lui sarebbe uscito con lei.
- Invece è già andato a dormire... subito dopo che tu sei sparita. Devi parlargli.
Candy sapeva di doverlo fare e voleva farlo, anche se non era sicura di riuscirci. Non aveva mai provato un sentimento così forte come quello che sentiva ora per Terence. Le sembrava che non sarebbe potuto esistere qualcunaltro per lei. Questo la spaventava perché significava mettere il cuore nelle sue mani, ma non poteva farci niente.
- Gli parlerò domani mattina, spero di trovare un momento per stare da soli...
- Non preoccuparti, troveremo il modo. Buonanotte.
- Notte Annie.
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Candy si svegliò all'alba, dopo aver dormito assai poco in realtà. Saltò giù dal letto, si vestí e corse in cucina, trovandola deserta.
- Forse dorme ancora...
Dopo pochi minuti arrivò Archie, era stato a fare una passeggiata di prima mattina.
- Buongiorno Candy, già in piedi?
- Buongiorno Archie, anche tu vedo.
- Avevo voglia di godermi un po' il silenzio della montagna.
- Hai ragione... è magnifico immergersi nella natura quando ancora dormono tutti! Vuoi del caffè? L'ho appena fatto.
- Grazie, volentieri.
Si accomodarono davanti al camino acceso. La luce di un tiepido sole illuminava la stanza attraversando le grandi vetrate che mostravano le cime cariche di neve.
- Ottimo! - esclamò Archie assaggiando il caffè. Candy lo ringraziò con un sorriso.
In realtà c'era qualcosa che voleva chiedergli ma non sapeva come fare.
- Sono uscito presto insieme a Terry - rivelò il ballerino che sembrava averle letto nel pensiero.
Candy sobbalzò senza volerlo.
- Terry... dov'è?
- Credo sia già sulle piste, non è rientrato con me. È sempre stato un tipo sportivo!
- Eravate compagni di scuola giusto?
- Sì, ci siamo conosciuti al college e siamo diventati amici, anche se... litigavamo abbastanza spesso.
- Davvero? E perché?
- Beh il motivo era sempre uno... le ragazze!
- Le ragazze? Sul serio?
- Sì, a ripensarci adesso mi viene da ridere, ma facevamo delle grandi litigate, arrivando anche alle mani - rispose Archie sorridendo - Per fortuna mio fratello Stair riusciva sempre a riportare la pace, deve essere a causa nostra che ha deciso di andare in missione!
- E così vi piacevano le stesse ragazze.
- Eravamo rivali assolutamente ed io ero addirittura geloso di lui perché le ragazze lo notavano sempre per primo. Ha sempre avuto molto successo con il genere femminile, anche se...
- Anche se?
- Beh a dir la verità non se n'è mai approfittato più di tanto, o almeno non quanto avrebbe potuto. Persino ieri sera, te ne sarai accorta anche tu...
- Di cosa? - chiese Candy fingendo di non capire.
- Se Terry avesse voluto, la notte scorsa... non avrebbe dormito da solo.
- Ah beh... sì... certo...
- Bene, grazie per il caffè, vado a farmi una doccia e poi un po' di allenamento.
- Ti alleni anche l'ultimo giorno dell'anno?
- Non esistono vacanze per un ballerino! - esclamò allontanandosi con un paio di passi a tempo di musica.
- Che tipo originale... - mormorò Candy tra sé, poi rivolse lo sguardo alle piste che si stavano pian piano animando - Bene, a noi due Terry!
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Capitolo 13.

Adirondack Mountains, Lake Placid
31 dicembre 2025

Candy aveva raggiunto la cima della pista dove avrebbe dovuto trovarsi Terence. Lo aveva visto sull'impianto di risalita, era strano ma riusciva a riconoscerlo da come si muoveva, anche da una certa distanza.
Tuttavia, una volta arrivata, sembrava essere scomparso. Probabilmente era arrivata tardi e lui era già sceso di nuovo.
- D'accordo... vorrà dire che verrò giù anch'io - esclamò non troppo convinta a dir la verità.
La pista era una delle più difficili e Candy se la cavava decisamente meglio con lo slittino che con gli sci. Infatti, dopo pochi metri, prendendo velocità, era finita rovinosamente distesa per terra.
- Signorina, si è fatta male? - le chiese un ragazzo fermandosi a soccorrerla.
- No... sto bene... credo...
- Questa pista è molto ripida, se vuole arrivare in fondo deve seguire una traiettoria diversa...
Il ragazzo tolse gli occhiali e a quel punto lei lo riconobbe.
- Ma tu sei David!
- Candy! - scusami non avevo capito che eri tu, così... piena di neve - rispose scherzando.
- Anche tu qui in vacanza?
- Già... non avrei mai immaginato di incontrarti qui... che piacevole coincidenza.
- Ti ringrazio... adesso però devo trovare il modo di arrivare in fondo sana e salva!
- Posso darti una mano se vuoi... ho un passato come maestro di sci.
- Beh... mi faresti un favore.
- Pensi di riuscire a starmi dietro?
- Ci provo.
- Bene... allora andiamo.
Con l'aiuto di David che le mostrava il percorso da seguire, Candy riuscì a concludere la pista cadendo solo un altro paio di volte, la seconda proprio alla fine.
- Ma Candy! - esclamò David scoppiando a ridere.
- Sono un disastro lo ammetto...
- Un delizioso disastro - le sussurrò all'orecchio mentre le liberava i capelli dalla neve.
Candy lo guardò sorpresa.
- Posso offrirti qualcosa di caldo?
- Oh ti ringrazio ma...
- Non farti pregare... e poi devo sdebitarmi per avermi fatto vincere una Lamborghini.
- Preferirei dimenticare quell'episodio! Adesso scusami, ma devo andare.
Candy se ne andò lasciandolo lì impalato, non aveva certo tempo da perdere con quello!
- Ecco adesso dove sarà finito? Terence accidenti, non è che posso rincorrerti su e giù per le montagne tutto il giorno!
Ma Candy non riuscì più a trovarlo per tutto il giorno. Aveva chiesto anche agli altri se lo avessero visto, ma niente, sparito nel nulla.
La sera era stata organizzata una grande festa alla baita. La sala principale era stata addobbata con mille luci scintillanti, c'era la musica e la tavola imbandita con specialità preparate da uno chef stellato ingaggiato per l'occasione.
Candy aveva indossato un elegantissimo abito argento che lasciava scoperte le spalle, lasciando i capelli sciolti. Era sicura che Terence sarebbe stato presente (Archie glielo aveva confermato) e non vedeva l'ora che arrivasse.
Quando finalmente entrò nel salone, notò la sua faccia decisamente troppo seria per una festa. Si sedette lontano da lei, piuttosto in disparte e per tutta la cena non la degnò di uno sguardo.
Era ormai quasi mezzanotte quando lo vide alzarsi ed uscire fuori sulla veranda.
Era arrivato il momento di parlargli, non poteva rimandare. Prese il cappotto e lo raggiunse.
Appoggiato al parapetto della veranda, di spalle, stava fumando una sigaretta. Non si voltò al rumore della porta che si apriva e si richiudeva.
- Ciao, ti disturbo?
Lui non rispose, ma le lanciò uno sguardo piegando appena la testa, continuando a fumare.
- Non ti ho visto per tutto il giorno... così mi chiedevo...
- Io invece ti ho vista! - esclamò Terence schiacciando con forza la sigaretta consumata.
- Davvero? Quando? - chiese Candy sorpresa.
Lui finalmente si voltò verso di lei, ma rimase appoggiato incrociando le braccia.
- Questa mattina, in pista.
- Oh beh... allora avrai notato le mie abilità sciistiche! - scherzò lei.
- No... a dir la verità ho notato altro - ribatté lui con aria distaccata, come se non gli importasse nulla di quello che aveva fatto Candy.
- Potevi anche salutarmi!
- Eri decisamente molto impegnata e poi ti stavi divertendo molto... con David!
In un attimo Candy comprese ogni cosa, come se le tessere di un puzzle fossero improvvisamente andate tutte al loro posto, mostrando un'immagine terribile! Terence che era sparito per tutto il pomeriggio, la sua faccia scura a cena, il suo evitarla...tutto aveva una spiegazione, un elemento comune: David, l'aveva vista con David!
Ma se questo aveva provocato in lui una reazione del genere era chiaro che... forse da parte sua c'era qualcosa, forse non era stata solo una scommessa.
La voce brusca di Terence interruppe le sue dolci speranze.
- Se quella sera fosse venuto lui nel tuo camerino... chissà, forse avrei ancora la mia Lamborghini o forse no!
Candy non era sicura di aver capito bene.
- Cosa stai dicendo? - gli chiese avvicinandosi.
- Che con David ci saresti stata! - esclamò lui con rabbia, piegandosi verso il suo viso.
Candy non rispose, senza pensarci un secondo, la sua mano raggiunse con violenza la guancia fredda di Terence. Lui incassò il colpo, poi l'afferrò per le spalle, stringendola, fissando gli occhi in quelli di lei. Non disse una parola. La lasciò andare, scese di corsa le scale e salì sulla sua auto. Il rombo del motore risuonò nel silenzio della montagna. Candy restò immobile ad osservare le luci rosse dei fari che si allontanavano.
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Capitolo 14.

New York, 7-8 gennaio 2026

Terence arrivò in azienda di prima mattina, non c'era ancora nessuno. Si sedette nel suo ufficio, riguardò alcuni documenti e li ripose nel suo archivio relativo al 2025.
Dopo poco udì entrare Albert nella stanza accanto. Aspettò qualche minuto e poi lo raggiunse.
- Buon anno! - esclamò entrando.
- Ehi già qui? Buon anno anche te! Come sono andate le tue vacanze?
- Movimentate - rispose Terence sedendosi.
- Si vede, hai l'aria stanca oppure... qualcosa ti preoccupa. Tutto bene?
- Sì, tutto bene. Volevo farti una proposta.
- Dimmi pure.
- Mi piacerebbe quest'anno occuparmi io del mercato sudamericano, se per te va bene naturalmente, e... visto che il primo impegno è fissato per dopodomani... partirei subito.
- Quanta fretta!
- Non conosco il posto e ho bisogno di prendere qualche contatto.
- Certamente... ma perché quest'idea?
- Diciamo che ho voglia di cambiare aria.
Albert lo osservò, Terence aveva gli occhi distratti e una ruga gli attraversava la fronte. Lo conosceva bene, da molti anni ormai. Lo aveva visto diventare un uomo, lavorando sodo e affrontando la vita a viso aperto, sempre. Cosa gli stava succedendo adesso? Perché questo cambiamento di programma? Un'idea ce l'aveva.
- Io invece ho l'impressione che la tua sia una fuga!
- Una fuga? E perché mai? - domandò controllando l'orologio.
- Non vuoi nemmeno augurarle buon anno prima di andartene?
Terence sospirò, sapeva che Albert lo avrebbe smascherato, non poteva nascondergli nulla.
- Senti... ho fatto una cavolata dietro l'altra con lei e se ora la vedo rischio di farne un'altra ancora più grossa.
- Credevo che dopo il Foxy le cose andassero bene tra voi, siete stati anche a Parigi... mi sembrava che fosse tutto ok. Qual é il problema?
- Che sono geloso.
- Cosa? Tu geloso?
- Sì! Geloso marcio!... ma non è solo questo.
- Immagino... c'è dell'altro vero?
- Già...
Terence si alzò in piedi e si avvicinò alla vetrata. Rimase immobile per un po' ad osservare i grattacieli di New York.
- È che... con le altre non vedo l'ora di andarmene, con lei invece... voglio restare! Mi piace ascoltarla, mi piace guardarla, vederla ridere... quei due giorni insieme a Parigi sono volati e invece avrei voluto non finissero mai.
- E dopo cosa è successo?
- All'aeroporto c'era Susan ad aspettarmi, io non lo sapevo... ma da quel momento è andato tutto a rotoli. Ci siamo incontrati in montagna, c'era anche David... io l'ho trattata malissimo e lei mi ha dato uno schiaffo.
- Accidenti... tosta la ragazza!
- Ora sono sicuro che lei sarebbe capace di rinunciare al lavoro pur di non incontrarmi... io non voglio, non se lo merita, per questo me ne devo andare.
- Perché non provi a parlarle?
- Servirebbe a qualcosa dopo che mi ha dato uno schiaffo?
- Questo non significa che anche lei non provi quello che provi tu! Lo sai che sei innamorato, vero?
Terence annuì ma non tornò sulla sua decisione.
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Candy arrivò verso le 8. Si incrociarono davanti all'ascensore, lui usciva, lei entrava. Non si dissero nulla. Terence prese la sua auto e lasciò la sede. Lei sentì salire la rabbia solo a vederlo.
- Bene che se ne sia andato così evito di trovarmelo davanti!
Dopo qualche ora però lui non era ancora rientrato.
- Chissà dove si è cacciato! Anche questa mania di scomparire! Che nervi... doveva come minimo chiedermi scusa in ginocchio!
Mentre brontolava tra sé, Albert la chiamò nel suo ufficio.
- Buongiorno Albert.
- Buongiorno Candy, entri pure. Volevo comunicarle che da oggi lavorerà con me, quindi appena le è possibile la invito a trasferirsi nell'ufficio accanto.
- Ah... certo - rispose Candy restando impalata davanti a lui.
- Se non ha domande, può andare.
- Beh no... certo... vado... anzi, in realtà sì... avrei una domanda.
- Mi dica! - esclamò Albert sorridendo tra sé.
- Dov'è Terry... cioè Terence?
- In volo... credo.
- È partito?
- Sì, per Rio.
- Brasile?
- Esatto! Non glielo aveva detto?
- No.
- Beh è stata una decisione... repentina diciamo.
- Capisco. Quando torna?
- Probabilmente tra un mese o forse due, no direi tre.
- Tre mesi?!
- È un lavoro molto grosso.
Candy annuì visibilmente turbata. Poi uscì dalla stanza.
Il giorno dopo, si trasferì nell'ufficio vicino a quello di Albert, così che lui poteva osservare ogni suo movimento. La vide più volte uscire ed entrare con la faccia tesa. Si occupava degli incarichi che le dava sempre in maniera scrupolosa e attenta, ma era come se avesse perso quel naturale entusiasmo che l'aveva contraddistinta quando lavorava con Terence.
- Bene, bene... - mormorò tra sé, sicuro si aver trovato il modo di farle tornare il sorriso.
- Mi scusi Candy se la disturbo, so che stava lavorando a quel contratto, ma mi sono appena accorto di un problema che andrebbe risolto con una certa urgenza.
- Mi dica pure Albert, se posso aiutarla in qualche modo.
- Vede il fatto è che questi documenti non dovrebbero essere qui - affermò con alcune carte in mano.
- E dove dovrebbero essere?
- A Rio... Terence li ha dimenticati.
- Ah capisco... vuole che glieli mandi per posta elettronica?
- No! Non è possibile, vede si tratta di documenti molto molto riservati e non vorrei circolassero in rete.
- Certo ma...
- Ci vorrebbe qualcuno che possa consegnarglieli di persona.
Albert fece una pausa, Candy trattenne il respiro.
- Potrebbe farlo lei?
- Io?
- Forse le sto chiedendo troppo...
- No no... non c'è alcun problema.
- Sicura?
- Sicura.
- Bene allora, mi raccomando sono documenti segretissimi, nessuno, neanche lei può leggerli. Posso fidarmi?
- Assolutamente!
- Perfetto! Non so come ringraziarla e... mi saluti Terry!
- Certo.
~~~~~~




Capitolo 15.

Rio de Janeiro, 10 gennaio 2026

Durante le quasi dieci ore di volo, Candy non aveva fatto altro che pensare a lui! Fin dal momento del decollo, quando le era sembrato di avvertire il calore della mano di Terry che stringeva la sua.
I pensieri si erano rincorsi dalla sera in cui si erano conosciuti al Foxy, a quando lo aveva rivisto al colloquio di lavoro, quei giorni insieme alla A&G in cui lui si era mostrato molto diverso, supportandola e scusandosi per quella assurda scommessa. Poi il viaggio a Parigi. Lei non si fidava, temeva che stesse ancora giocando, eppure il suo sorriso aperto, la sua gentilezza, quel confidarle anche un passato non semplice fatto di errori e cadute, tutto questo li aveva avvicinati molto fino a quell'abbraccio e quegli occhi blu come il cielo di Parigi che sembravano accarezzarla.
Perché si era spaventata? Perché non si era lasciata baciare? Perché voleva di più. Perché si era innamorata di lui fin dalla prima sera. Era difficile ammetterlo, ma c'era stato qualcosa di magico tra loro. Mentre ballava le era sembrato che esistesse solo lui in quella stanza, lui che la osservava all'inizio sorridendo e poi pian piano diventando sempre più serio, come se non stesse semplicemente assistendo ad uno spettacolo di burlesque, ma a qualcosa di divino. Così lo sguardo di Terry su di lei l'aveva fatta sentire, come una dea.
Certo poi aveva rovinato tutto offrendole quei soldi! E la magia era svanita. Quanto lo aveva odiato!
Si può amare qualcuno e odiarlo nello stesso momento? Assolutamente sì! E se lei non fosse andata a quel colloquio, non si sarebbero più visti? Forse lui l'avrebbe cercata e lei? Di sicuro da quella sera non era più uscito dalla sua mente.
- Candy devi smetterla di fantasticare su Terry... gli stai solo portando dei documenti! Glieli consegnerai e subito dopo prenderai il primo aereo per New York! Dopo come si è comportato l'ultima volta, in montagna, stai qui ancora a perdere del tempo pensando a lui! Che stupido!
Candy cercava di convincersi. Del resto, come darle torto, dopo quella battuta sul fatto che a David si sarebbe concessa facilmente! Si era confidata con Annie, ma l'amica restava del parere che lui fosse innamorato perso, geloso fino alla punta dei capelli, certo questo non gli dava alcun diritto di mancarle di rispetto.
- Basta Candy, falla finita!
La fase di atterraggio era iniziata, le mancava il respiro, tra poco lo avrebbe visto.
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A&G, sede distaccata di Rio de Janeiro
- Ramon ti ho spiegato mille volte che prima di lasciar entrare qualcuno nel mio ufficio devi avvisarmi!
- Ma il signor Velasquez aveva appuntamento...
- Lo so che aveva appuntamento... ma devi avvisarmi lo stesso!!!
- Está bien, lo entiendo... está bien.
- Esperamos!
Appena uscito l'assistente, Terence sprofondò nella sua poltrona, facendola girare su se stessa, si voltò verso la finestra alle sue spalle. Il cielo azzurro di Rio sembrava ancora più azzurro quel giorno e lui ne era quasi infastidito. A cose serviva tutto quello splendore quando il suo umore era più nero del nero!
- Che grande idea Terry che hai avuto! Chi me l'ha fatto fare! Lo so bene chi... da quando sei arrivata nella mia vita è cambiato tutto. Possibile? Quanto mi ci vorrà per dimenticarti?
Immerso nei suoi pensieri, avvertì appena il rumore della porta che si apriva di nuovo.
- Ramon, cosa c'è ancora? - domandò sfinito, senza voltarsi.
- Non sono Ramon - rispose una voce femminile dopo alcuni istanti di silenzio.
La poltrona di Terence fece uno scatto di lato, lui si voltò. Ramon non lo aveva avvisato neanche stavolta!
- Candy - mormorò quasi strozzandosi.
- Ciao Terence, non c'era nessuno e sono entrata, scusami.
- Il mio assistente... non so dove sia finito... - balbettò.
- Posso sedermi?
- Sì certo... come stai?
- Bene, tu?
- Tutto a posto.
L'imbarazzo era evidente ad entrambi. Candy pensò che doveva fare in fretta.
- Sono qui perché Albert mi ha incaricato di portarti questi documenti - disse poggiando una cartellina sulla scrivania che li separava - mi ha detto che li avevi dimenticati e pare siano molto importanti.
Terence prese la cartellina e l'aprì, richiudendola immediatamente.
- Poteva spedirmeli, ti avrebbe risparmiato questo lungo viaggio.
- Mi ha detto che preferiva non correre il rischio che potessero circolare in rete.
- Tu sai cosa contengono?
- No, so soltanto che sono molto importanti.
- È vero, lo sono! - esclamò con un leggero sorriso, guardandola negli occhi per la prima volta da quando era arrivata.
Candy si alzò in piedi.
- Se non c'è altro io andrei. Ho il volo per New York fra poche ore.
- No, non c'è altro - rispose senza esitare.
- Bene, buon lavoro.
- A te, grazie.
In pochi istanti era già fuori dell'edificio. Si fermò sulle scale guardandosi intorno, cercando di fermare un taxi. Ne arrivò uno quasi subito.
- All'aeroporto grazie - disse al conducente salendo.
Non aveva ancora chiuso del tutto lo sportello quando...
- Aspetta Candy!
Terence l'aveva raggiunta appena in tempo, l'auto era già in moto.
Lei lo guardò stupita, con la mano allo sportello a cui lui si era appoggiato per evitare che lo chiudesse.
- Avresti il tempo per una cena, prima di ripartire?
- Credo... credo di sì.
Scese dal taxi congedandolo, mentre l'autista imprecava. Terry le prese la valigia e silenziosi salirono sulla sua auto.
~~~~~~~~




Capitolo 16.

Rio de Janeiro, 10 gennaio 2026

- Dovrei passare da casa a cambiarmi e a lasciare questi - le disse indicando i documenti segretissimi che giacevano sul sedile posteriore - ti dispiace?
- Hai una casa a Rio?
- In realtà è di Albert. Dal momento che spesso viene a Rio anche per lunghi periodi, ha preferito comprare una piccola casa piuttosto che stare in albergo. A volte Dorothy lo accompagna.
Stavano percorrendo l'Avenida Atlântica, una meravigliosa strada lungomare che costeggia la spiaggia di Copacabana. Terence guidava un'auto scoperta e la brezza proveniente dall'oceano mitigava il sole ardente del Brasile, che stava tramontando. La luce rossastra colorava la pelle di Candy e i suoi capelli risplendevano come oro. Era bellissima, pensava Terence cercando di non distrarsi.
- È fantastico qui! - esclamò lei d'un tratto ammirando il panorama.
- Ti piace?
- Molto, adesso capisco perché hai deciso di venire a lavorare a Rio.
- Il posto è un paradiso, ma in realtà non è per questo che sono venuto.
- No?
- No. Siamo arrivati.
Candy scese dall'auto e si ritrovò praticamente con i piedi nella sabbia.
- Una casa sul mare... - commentò meravigliata, mentre Terence le faceva strada.
Era una casa bianca e azzurra, su due piani, con ampie vetrate che si aprivano sull'oceano.
- Se hai bisogno di rinfrescarti un po', al piano di sopra c'è una camera vuota con il bagno.
- Sì grazie...
Salirono una piccola scala in legno.
- Vado a cambiarmi anch'io - le disse indicando la stanza accanto - ci troviamo giù, quando sei pronta.
- Ok.
Candy fece una doccia veloce, anche Terence. Lui aveva ancora i capelli bagnati quando uscirono nello stesso momento dalle rispettive stanze. Entrambi sorrisero.
Si spostarono in soggiorno e mentre lui cercava un ristorante dove poter andare a cena, Candy era uscita in terrazza.
- Perché non restiamo qui? - gli chiese con lo sguardo perso verso l'orizzonte.
- Qui?
- Sì, che ne dici? - domandò voltandosi verso di lui.
- Va bene... non ho idea di cosa ci sia nel frigo però - ammise Terence imbarazzato.
- Possiamo ordinare.
- Ottima idea. Vuoi assaggiare la cucina brasiliana?
- Perché no!
La loro cena a base di Moqueca e riso arrivò in pochi minuti. Prepararono la tavola all'aperto. Era una serata splendida, il cielo limpido iniziava a tingersi di blu e le prime stelle si affacciavano timide sul mare. Il Pan di zucchero immobile in lontananza sembrava far la guardia alla baia.
Iniziarono a mangiare silenziosi. La zona era piuttosto tranquilla, si udiva solo una musica in lontananza che si accordava perfettamente al ritmo lento delle onde.
- Com'è andato il volo?
- Bene direi... a parte decollo e atterraggio.
Entrambi ripensarono alle loro mani strette sull'aereo per Parigi.
Terence le versò da bere, precisando che il vino aveva una gradazione alcolica molto bassa.
- Almeno qui non dovrei fuggire in caso mi venisse il singhiozzo! - esclamò Candy sorridendo, facendo sorridere anche lui.
Poi di nuovo silenzio.
Candy pensò che non poteva tornare a New York senza capire, ma non era semplice averlo davanti e riuscire a formulare una domanda sensata. Perché stare da sola con lui la faceva tremare?
- Hai freddo?
- No.
- Mi sembrava che...
Terence si interruppe perché lei aveva alzato il viso e lo guardava.
- Pensi davvero quello che hai detto a proposito di David e me? - gli chiese tutto d'un fiato.
Bevve un sorso poi rispose, anche lui fissandola.
- No, non lo penso.
- Allora perché lo hai detto?
- Perché ti avevo vista con lui... sulla pista...
- Anch'io ti avevo visto con lei.
- Con Susan?
- Sì.
- Non sapevo che fosse lì.
- Nemmeno io sapevo che David fosse lì. Mi stava solo aiutando.
- Quando vi ho visti insieme ho pensato...
- Cosa?
- In realtà non ho pensato... ero solo... molto geloso.
- Geloso?
- Sì. Ti sembra strano?
- Un po'... però vorrei farti una domanda, ma devi essere sincero.
- Ok.
- Quella sera... è stata davvero solo una scommessa?
Terence sorrise abbassando lo sguardo.
- No... non è stata solo una scommessa.
Questa volta fu lei a sorridere, un sorriso che temeva apparisse troppo compiaciuto e allora si voltò di lato, verso l'oceano, per tentare di nasconderlo. Non aveva messo in conto però che lui ne avrebbe approfittato per prenderle la mano. Un gesto semplice ma che la fece sobbalzare.
- Adesso rispondi tu sinceramente: sei venuta fino a Rio solo per consegnare quei documenti?
- Forse no...
- Vuoi vederli?
Terence la invitò ad alzarsi sempre stringendole la mano. Si avvicinarono ad un tavolino nel soggiorno, con l'altra mano aprì la cartellina che custodiva i segretissimi documenti inviati da Albert.
Candy sorrise un po' stupita nel vedere dei semplici fogli bianchi. Poi si voltò verso di lui in attesa di una spiegazione.
- Prima di partire, ho parlato con lui... gli ho detto che mi sono innamorato di una ragazza, ma che ho fatto molti errori con lei e probabilmente non mi perdonerà mai.
- E se lei invece ti perdonasse?
- Allora la bacerei e non la lascerei più andare.
- Che aspetti?
Con la mano ancora stretta nella sua, la attirò a sé, solo pochi centimetri separavano le loro labbra.
- Perdonami.
- Baciami.
E bacio fu.
~~~~~~





Capitolo 17.

Rio de Janeiro, 10 gennaio 2026

Il bacio non fu uno soltanto, ma molti molti di più... le loro labbra sembravano nate per quello e nessuno dei due riusciva a rendersi conto della strada che stavano percorrendo. Almeno fino a quando i documenti segretissimi inviati da Albert non volarono per terra.
- Non importa... - mormorò Terry ormai quasi senza fiato, vedendo che Candy si era distratta.
Con una mano sulla guancia, la fece voltare di nuovo verso di lui, poi però si fermò per un attimo ad osservarla. Quasi non riusciva ancora a credere che fosse lei, che fossero lì insieme e che tutte le incomprensioni fossero finalmente svanite, portate via dalle onde. Riprese ad esplorare la sua pelle con la bocca, scendendo dalle guance, al collo, alle spalle che facilmente aveva scoperto.
- Terry... - lo chiamò senza successo - aspetta...
- Cosa c'è? - domandò lui senza abbandonare del tutto le sue labbra.
- Stai correndo un po' troppo...
- Non credo - mugugnò immerso nei suoi capelli.
Intanto le mani vagavano sulla schiena di Candy e, strette intorno ai suoi fianchi, la sollevarono per posarla sul tavolino dove poco prima giacevano gli ormai inutili documenti.
- Terry aspetta - ripeté lei in modo più deciso, bloccandogli le mani.
Lui allora le rivolse uno sguardo quasi implorante, ma Candy non aveva intenzione di assecondarlo... o almeno non subito.
- Non crederai di cavartela così! - esclamò cercando di recuperare un tono più severo.
- A me sembra che me la sto cavando benissimo!
Candy alzò gli occhi al cielo.
- La nostra chiacchierata non è finita!
- Cioè?
- Vorrei farti ancora qualche domanda.
- Non possiamo rimandare?
- No caro!
- Esattamente quante sarebbero queste domande?
- Non molte... ma sono di fondamentale importanza! - esclamò con aria furbetta.
- Perché? - brontolò.
- Perché sì! Dai muoviti...
- Dove devo andare?
- Sicuramente un po' più distante da me... altrimenti ti distrai.
- Ma io voglio distrarmi! - riprese lui afferrandola di nuovo per la vita.
- Sta' un po' fermo con queste mani e siediti qui.
Di malavoglia Terry obbedì ma d'un tratto un lampo di genio gli attraversò la mente.
- D'accordo... io risponderò a tutte le tue domande... ma ad una condizione.
- Quale condizione? - chiese lei sospettosa.
Terry restò un attimo in silenzio... poi..
- Balla per me!
- Cosa?!
- È da quella sera che ci penso! Hai tormentato le mie notti e agitato i miei sogni... merito il bis.
Candy sorrise al pensiero di aver invaso i suoi sogni e non poté fare a meno di accettare.
- Ok affare fatto... però dovrai essere sincero nelle tue risposte altrimenti niente ballo.
- Sarò trasparente!
- Bene... intanto mettiamo questo.
Candy gli annodò un fazzoletto attorno agli occhi.
- Ma così non vedrò niente!
- Vedrai al momento giusto... se te lo meriterai.
Terry sospirò.
- Prima domanda: eri così sicuro di vincere la scommessa?
- All'inizio sì.
- Terry!
- Devo o no essere sincero?
- Ok... continua.
- Grazie. Allora dicevo, quando sono entrato nel tuo camerino ero sicurissimo che saresti venuta via con me poi... ti ho vista e ho capito che non sarebbe stato così semplice.
- Perché ti ho risposto a tono?
- No, perchè io ho perso le parole, non sapevo più cosa dire... non mi era mai successo davanti ad una donna.
- Ed è per questo che mi hai offerto dei soldi?
- Quella era l'ultima possibilità... per salvare la mia Lamborghini!
- E se avessi accettato?
- Ce l'avrei ancora!
- Dai Terry!
- Sono felice che tu non abbia accettato, non mi sarebbe piaciuta una ragazza che voleva dei soldi per venire con me. Però potevi fare a meno di strapparmi l'assegno in faccia!
- Te lo sei meritato!
- D'accordo.
- Allora passiamo alla seconda domanda - disse sedendosi a cavalcioni sulle sue gambe.
- No così non vale...
- Silenzio. Prima a tavola mi hai detto che non è stata solo una scommessa, allora cos'è stato?
- È stato amore, ma non l'ho capito subito. Non credo di essermi mai innamorato e non sapevo cosa si provi...ma quella sera è stata speciale.
- Perché?
- Avevo l'impressione che tu ballassi solo per me.
- È così... mi sembrava ci fossi solo tu.
Candy gli mise le mani sulle spalle, accarezzandolo lungo le braccia, per poi intrecciarle dietro al suo collo.
- Continuerà ancora per molto questo interrogatorio?
- Vedremo...
- Non è così semplice...
- Terza domanda: a Parigi...
Terence la interruppe.
- A Parigi mi hai fatto impazzire!
- Perché?
- Avevamo passato due giorni bellissimi, non ero mai stato così bene con una ragazza, avrei voluto restare lì per sempre e sul più bello... quando finalmente ho trovato il coraggio di abbracciarti... tu ti sei voltata! Avrei voluto gridarti "ma non l'hai capito che ti amo?", poi ti avrei baciato fino all'alba!
Candy gli tolse la benda dagli occhi.
- Beh finito?
Lei lo guardava con lo sguardo incantato.
- Che c'è?
- Non l'avevi ancora detto...
- Cosa?
- Quello che hai detto adesso.
- Che ti amo?
- Sì... - rispose in un soffio sulle sue labbra.
- Se mi baci ora non pensare di continuare a farmi domande...
- Le domande sono finite.
- Bene... allora adesso tocca a te... è il momento del bis!
Candy si alzò, abbassò le luci, mise una musica intonata al luogo ed iniziò a danzare. Muovendosi faceva parlare il suo corpo che pronunciava mille parole d'amore.
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Capitolo 18. (prima parte)

Rio de Janeiro, 12 gennaio 2026

- Pronto, Albert?
- Oh buongiorno socio!
Terence sorrise per il tono di voce ironico dell'amico.
- Tutto bene a New York?
- Direi di sì... a parte che siamo praticamente sommersi dalla neve! Invece come si sta al sole del Brasile?
- Si sta al caldo!
- Molto caldo immagino!
- Decisamente!
- E dimmi, hai ricevuto i documenti segretissimi che ti ho fatto recapitare?
- Sì... non so come ringraziarti.
- Ne avevi bisogno, giusto?
- Albert...
- Mi ringrazierai di persona, tranquillo! Però mi raccomando, abbine molta cura e non rimandarmeli indietro tanto presto!
- Non preoccuparti... probabilmente non te li rimando proprio.
- Oh questa sì che è un'ottima notizia!
- Ci sentiamo allora.
- Bye fratello e... salutami Candy.
Dopo due giorni dall'arrivo di Candy, Terence aveva dovuto necessariamente fare un salto in ufficio. Alzandosi dal letto, aveva cercato di non svegliarla pensando di stare fuori solo un paio d'ore. Le stava scrivendo un biglietto, quando lei aveva aperto gli occhi.
- Dove vai? - gli aveva chiesto con la voce assonnata, ma anche preoccupata.
Lui non aveva risposto subito. Seduto vicino si era piegato verso di lei regalandole un bacio leggero di buongiorno.
- Esco per un po'.
- Devi?
- Sì, perdonami... torno presto.
- Se torni con la colazione ti perdono.
- Ok... ma se tu morissi di fame, c'è del caffè e qualche biscotto in dispensa.
- Ti aspetto.
- Se ti venisse voglia di andare in spiaggia e fare un bagno fai attenzione alle correnti, agli squali e soprattutto ai brasiliani.
- Terry! Ho l'impressione che ti preoccupino più i brasiliani degli squali!
- Dici?
- Dobbiamo parlarne di questa tua gelosia!
- Ok poi ne parliamo, intanto tu però...
- Ho capito... - mormorò Candy stringendogli le braccia attorno al collo e attirandolo di nuovo verso le sue labbra.
- Se fai così non me ne vado più...
Con fatica era uscito di casa. Chiudendosi la porta alle spalle aveva avvertito la sensazione di lasciare un tesoro, un tesoro che lo faceva sentire l'uomo più ricco del mondo.
Lungo la strada che lo portava in ufficio, non poté fare a meno di ripensare alle ore trascorse con lei, da quando era arrivata fino alla loro cena e poi...
La sorpresa di vederla e il timore di rovinare ancora tutto, si erano trasformati in desiderio assoluto di lei, di averla con sé e di non lasciarla più andare via. Quando finalmente erano riusciti a parlare sinceramente, avevano capito entrambi che le emozioni provate al loro primo incontro non erano state casuali. Da lì tutto quello che era accaduto dopo... era stato un sogno.
Vederla ballare per lui lo aveva infiammato di desiderio, ma aveva comunque cercato di non correre, di capire se anche lei...
Poi però Candy si era avvicinata invitandolo a ballare... poter anche solo sfiorarsi era stata la miccia che aveva fatto divampare il fuoco. Non c'era più stato spazio per le parole. Avevano trascorso l'intera notte e gran parte del giorno dopo appiccicati l'uno all'altra, donandosi tutto l’amore di cui erano capaci.
Divorato da quei dolcissimi e incandescenti ricordi, Terence accelerò per arrivare prima possibile in ufficio e tornare da lei immediatamente.
Dopo aver parlato con Albert infatti, aveva sbrigato velocemente alcuni impegni, rimandato un paio di appuntamenti, era risalito in auto con la sensazione di sentirsi leggero come le nuvole bianche che attraversavano il cielo azzurro di Rio.

Continua...
~~~~~~




Capitolo 18. (seconda parte)

Rio de Janeiro, 12 gennaio 2026

Appena Terence era uscito, Candy aveva infilato lentamente la maglietta che lui aveva lasciato sulla sedia, ancora tiepida del suo corpo, e si era abbandonata di nuovo tra le lenzuola. Il suo profumo la avvolgeva ovunque: nel letto, sulla pelle nuda, tra i capelli sciolti. Un profumo che la faceva sorridere e sospirare insieme.
Chiuse gli occhi, lasciandosi cullare dal respiro lento dell’oceano, decisa a imprimere nella memoria ogni frammento di quelle ore rubate al tempo. Il ricordo più vivido era l’inizio del loro ballo. Le braccia di Terry che si erano chiuse intorno alla sua schiena, attirandola a sé senza esitazione, avevano acceso un brivido profondo, caldo, irresistibile.
Le sue mani, prima leggere sulle spalle, poi più sicure dietro il collo, intrecciate ai capelli. Il corpo di lei che si era adattato al suo, il seno premuto contro il torace, il contatto intimo dei respiri. Fronte contro fronte, fino a quando le labbra si erano cercate e trovate, un bacio che da tenero si era fatto lento, intenso, sfacciato, impregnato del suo sapore.
Candy si girò nel letto, sentendo il desiderio riaffiorare potente, quasi doloroso, capace di farle girare la testa e accelerare il battito.
Rivedeva il suo sorriso, dolce e ardente insieme, lo sguardo che sapeva sfiorarla ancora prima delle mani. Le sue carezze, sempre più audaci, sembravano conoscere ogni punto segreto del suo corpo.
Ogni movimento di Terry, ogni gesto, le appariva perfetto. Era capace di essere unico con naturalezza, sorprendente persino nel silenzio o con poche parole sussurrate vicino alle labbra, abbastanza da farle desiderare di più.
Avevano dormito poco in quelle due notti trascorse insieme. Candy avvertiva la testa pesante ed il cuore colmo d'amore... non fu difficile abbandonarsi di nuovo al sonno, persa nel bisogno di lui.
Quando Terence rientrò infatti la trovò ancora nel letto, dormiva serena, con un leggero sorriso dipinto sulle labbra.
Non riuscì a non baciarla e come per magia i suoi occhi si aprirono e gli sorrisero.
- Buongiorno pigrona.
- Amore...
- Buongiorno amore.
- Così va meglio... che ore sono?
- Le undici.
- Mi sono riaddormentata...
- Vedo... ne avevi bisogno.
- E la mia colazione?
- Ti sta aspettando in cucina.
Candy gli circondò il collo e lui la prese in braccio, baciandola fino a quando non si mise seduto, stringendola ancora su di sé.
- Sto morendo di fame... - riuscì a mormorare lei, cercando di liberare le labbra.
- Scusami...
Terence la lasciò fare colazione, poi uscirono in spiaggia. Passeggiarono per un po' ma era troppo difficile stare lontani, c'era troppa gente e senza dirselo, decisero di tornare indietro. Avrebbero dovuto parlare del loro futuro, di come gestire la loro relazione, dal momento che Terence doveva restare a Rio ancora per qualche settimana. Avrebbero dovuto parlare... ma non lo fecero.
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Capitolo 19.

Rio de Janeiro New York, gennaio 2026

Candy aveva dovuto salutare Rio de Janeiro con un misto di nostalgia e crema solare ancora addosso per tornare a New York. Il richiamo del dovere era stato impietoso: ultimi esami da sostenere, notti insonni sui libri e, come se non bastasse, il rientro ufficiale in azienda. Insomma, addio caipirinha, benvenuti cappotto, sciarpa e tazze di caffè XXL.
Terence l’aveva accompagnata in aeroporto con l’aria di chi sta facendo un sacrificio eroico degno di una tragedia greca. Le aveva sorriso, certo, ma dentro di sé stava già contando i giorni, le ore e probabilmente anche i minuti prima di poterla raggiungere. C’era però un pensiero che lo tormentava più della distanza e del fuso orario: Candy avrebbe ripreso a lavorare fianco a fianco con David, dal momento che il famigerato periodo di “prova”, invece di concludersi, era stato naturalmente prolungato.
— Fa’ la brava! — le aveva detto Terence, incrociando le braccia con aria fintamente severa.
Candy aveva alzato un sopracciglio, imitandolo divertita.
— Guarda che io vado a New York. New York. In questo periodo è sommersa dalla neve, fa freddo, devo studiare, lavorare e probabilmente sopravvivere a base di zuppe in scatola. Praticamente non uscirò mai di casa. Mentre tu resterai qui, spaparanzato al sole, tra samba, musica ovunque e gente che balla per strada!
— Non è ancora iniziato il carnevale… — aveva provato a difendersi lui.
— Invece sì! Le strade sono piene di ballerine decisamente poco vestite! — aveva ribattuto Candy, stringendo gli occhi con aria sospettosa.
Terence aveva sorriso, avvicinandosi per darle un bacio rapido. — Ma io ho già la mia ballerina personale.
I loro battibecchi per la reciproca gelosia erano ormai un rito quotidiano, una specie di sport di coppia. Per fortuna finivano sempre allo stesso modo: con una raffica di baci, abbracci e promesse sussurrate che mettevano a tacere ogni insicurezza.
A dire il vero, però, conoscendo fin troppo bene David, Terence aveva ottimi motivi per essere preoccupato.
Il primo giorno di rientro in ufficio, Candy aveva varcato la soglia con il suo miglior sorriso professionale, ancora leggermente abbronzata, mentre fuori infuriava una tempesta di neve degna di un film natalizio.
— Ben tornata, Candy! — aveva esclamato David, comparendo come per magia accanto alla sua scrivania.
— Buongiorno, David. Grazie — aveva risposto lei, posando la borsa.
David l’aveva osservata dalla testa ai piedi con un sorriso troppo studiato.
— Che fantastica abbronzatura… credevo che tu fossi andata a Rio per lavoro, non in vacanza.
Candy aveva sospirato lentamente, contando fino a tre.
— È così infatti. Dovevo recapitare alcuni documenti.
— Una settimana per consegnare dei documenti? — aveva insistito lui, con tono allusivo.
— Senti, David — aveva detto Candy, incrociando le braccia — non capisco cosa tu voglia insinuare, ma qualunque cosa sia, non sono affari tuoi.
— Oh oh, come siamo suscettibili! Sto solo cercando di aprirti gli occhi…
— Non ne ho bisogno, come vedi sono spalancati e ci vedo benissimo!
— Ne sei proprio sicura? — aveva continuato lui — Secondo me sei vittima della sindrome di Cenerentola.
Candy lo aveva fissato incredula.
— Ma che cosa stai blaterando?
— È evidente: la piccola ragazza sfortunata che pensa di aver trovato il suo salvatore. Solo che lui presto si stuferà e se ne troverà un’altra… ammesso che non l’abbia già fatto laggiù, a Rio.
A quel punto Candy aveva sorriso. Un sorriso calmo, pericoloso.
— Punto primo: io non ho bisogno di nessun salvatore e, soprattutto, non mi sento affatto una ragazza sfortunata. Punto secondo: è palese quanto tu stia morendo d’invidia.
David aveva fatto per replicare, ma lei lo aveva anticipato.
— Mi dispiace per te, David. Potrai anche avere la sua Lamborghini… ma non sarai mai come lui.
A quel punto raccolse la borsa, si voltò e concluse con un impeccabile:
— Buona giornata.
E mentre si allontanava, Candy pensò che sì, forse Terence aveva ragione a preoccuparsi… ma David aveva appena imparato che con lei non si scherzava affatto.
~~~~~~




Capitolo 20.

New York, gennaio 2026

Era domenica mattina e Candy dormiva ancora, avvolta nel tepore delle coperte, quando il campanello ruppe il silenzio dell’appartamento.
Annie, già pronta per uscire, andò ad aprire.
Sgranò gli occhi per la sorpresa e stava per gridare, ma lui portò un dito alle labbra, sorridendo.
— È in camera… dorme — sussurrò lei.
— Perfetto.
— Io esco e… torno molto tardi. Fate i bravi.
— Grazie — rispose lui, strizzandole l’occhio.
Appena la porta si richiuse, Terry si liberò del cappotto, del maglione… e del resto.
La camera da letto era immersa nella penombra azzurrina dell’inverno, ma bastò un istante per scorgerla: Candy, distesa sul fianco, i capelli sparsi sul cuscino, il respiro lento e profondo.
Si infilò sotto le coperte con movimenti lenti, trattenendo il fiato. Quanto gli era mancata. Inspirò il suo profumo, familiare e irresistibile, e sentì il desiderio riaccendersi come una scintilla. Le sfiorò la guancia con un bacio leggero, quasi un segreto.
Candy si mosse appena, mormorando qualcosa di incomprensibile.
Allora lui la strinse a sé, circondandole i fianchi con un braccio. Il suo corpo gelido, ancora intriso del freddo della neve che cadeva fuori, la fece sussultare.
— Ma che diamine… Terry! — esclamò, prima infastidita, poi incredula e sorridente.
— Non sei felice di vedermi?
— Oddio… certo che lo sono — mormorò, gettandosi contro di lui — ma sei congelato!
— Non ti va di scaldarmi? — chiese con un sorriso malizioso.
— Certo… ma come sei entrato?
— Annie mi ha aperto. Poi è uscita. Siamo soli.
La gioia del ritrovarsi si trasformò subito in qualcosa di più profondo, più intenso. In pochi istanti il freddo scomparve, sostituito da un calore lento e avvolgente, fatto di carezze, sguardi e risate soffocate.
Rimasero insieme per tutto il giorno, tra il letto disfatto e il divano, progettando la loro nuova vita.
— Credo che verrai assunta alla A&G a tempo indeterminato…
— Niente favoritismi — lo ammonì lei — e poi non sarà pericoloso lavorare insieme?
— Pericoloso sì… ma solo per una persona.
— Chi?
— David. Avrà approfittato della mia assenza.
— Diciamo che l’ho rimesso al suo posto. Si accontenti della Lamborghini.
— Ah, allora potrebbe anche ridarmela, visto che…
Candy lo fulminò con lo sguardo.
— La scommessa non è più valida.
— Appunto…
— Ti ricordo che io non ho prezzo!
— Lo so… ma…
— Niente ma.
— Va bene. Mi accontenterò della ballerina.
Lei gli fece una linguaccia e gli voltò le spalle.
Terry si avvicinò, piegandosi a sfiorarle l’orecchio.
— Balla per me…
— Solo per te?
— Solo per me.
E Candy sorrise.
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Epilogo

New York, 28 gennaio 2026

— Oggi è il tuo compleanno, tanti auguri amore mio.
— Grazie… ma gli auguri non mi bastano.
— Lo immaginavo. Hai qualche desiderio particolare?
— Sì. Voglio riscrivere quella scena…
Foxy Club
La piccola sala privata è immersa nel buio vellutato della notte. Un solo ospite è seduto al tavolo: davanti a lui, una candela che tremola lenta, due calici pronti a sfiorarsi, una bottiglia di champagne che attende di essere aperta.
L’aria è densa, carica di promesse.
La musica inizia a scorrere piano, sensuale, profonda, come un respiro caldo sulla pelle.
Un fascio di luce accarezza il centro del palco, rivelando una nuvola di piume bianche: il suo regalo.
Lei appare, lenta, consapevole di ogni sguardo che la divora. Si volta appena, quel tanto che basta per incatenarlo con uno sguardo a cui è impossibile sottrarsi. Con un gesto impercettibile lo invita ad avvicinarsi. Le dita di lui sfiorano le piume, una a una, scivolando lungo i fianchi nascosti, mentre il cuore accelera tradendolo.
Poi lei gli posa la mano sul petto. Calda. Ferma. Un sorriso appena accennato. E lo rimanda a sedere.
Ora è lei a condurre il gioco.
Ogni movimento è una promessa non mantenuta, ogni passo fa salire la temperatura. La musica sembra aderirle addosso, accarezzarla, insinuarsi tra la pelle e il desiderio. Le mani si perdono tra i capelli, li solleva lentamente, offrendo la curva nuda della schiena come un segreto sussurrato solo a lui.
Sa esattamente come fargli perdere il controllo e non si trattiene.
Lui resta immobile, prigioniero del piacere di guardare. I patti sono chiari, incisi nell’attesa che vibra nell’aria:
guardare, desiderare… ma non toccare.
Ed è proprio questo a rendere tutto irresistibile.
La musica sfuma lentamente, come un sospiro che si perde nell’aria, mentre lei scende i pochi scalini che la separano da lui. Poi, con una piroetta studiata, si lascia cadere sulle sue gambe. Il contatto improvviso, caldo, lo attraversa come una scossa e gli ruba il respiro.
— Posso offrirle da bere? — mormora lui, la voce appena incrinata.
— Non bevo champagne, grazie.
Per un istante resta senza parole. Il profumo della sua pelle, la vicinanza, il peso leggero del suo corpo: dio solo sa cosa le farebbe, se solo potesse.
Lei si china, le labbra a un soffio dalle sue, abbastanza vicine da confondere il desiderio con la realtà.
— È stato un piacere… — gli sussurra, un alito caldo che lo incendia.
Poi si rialza, gli volta le spalle e si allontana, lasciandolo lì, con il desiderio ancora vivo sotto la pelle e la tentazione che brucia più di prima.
Non gli resta che uscire, ma lasciarla andare così è semplicemente impossibile.
Si ferma al bar, ordina da bere, cerca di rallentare il respiro e di rimettere ordine nei pensieri. Deve calmarsi. Deve trovare un modo, un pretesto, qualunque cosa pur di rivederla.
D’un tratto, un tocco leggero gli sfiora le spalle. È quasi un brivido. Si volta lentamente. Lei è lì. Ancora più bella di pochi minuti prima, ancora più pericolosa. Possibile?
— La mia auto sembra non volerne sapere di mettersi in moto… — dice con voce morbida, inclinando appena il capo — avrei bisogno di un passaggio, se lei potesse… abito in…
— Lo so dove abita — la interrompe lui, con un mezzo sorriso che tradisce tutto ciò che sta cercando di trattenere — nessun problema, sono di strada.
Lei lo guarda, gli occhi brillano di una complicità appena accennata.
— Perfetto… andiamo?
— Andiamo.
E mentre si avviano insieme verso l’uscita, l’aria tra loro torna a farsi densa, la notte sembra appena cominciare.
~~~~~~~~~
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